Marco Peano, editor torinese per Einaudi, insegnante di scrittura, scrittore lui stesso e molto altro ancora, è l’insegnante della seconda lezione di Incipit, che si terrà oggi. Autore di numerosi racconti, pubblicati su antologie come Gli intemperanti (Meridiano Zero) e Help! The Beatles! (Lampi di Stampa), lo raggiungiamo per una breve intervista.
Iniziamo con una domanda facile facile… perché scrivi?
Perché non posso farne a meno.
Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
A casa, sul mio Mac, quando sono certo che intorno non ci sia nessuno.
Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
Penso che esistano le idee, e che bisogna avere gli occhi ben aperti per coglierle. E poi bisogna cercare dentro di sé la forza di volontà per metterle su carta.
Chi è il tuo lettore ideale? E pensi serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Ho pubblicato solo dei racconti in antologie collettive, quindi non sono a tutti gli effetti considerabile uno “scrittore”, anche se mi occupo quotidianamente delle scritture altrui. Non so se esista un lettore ideale, ma qualcuno di fidato con cui confrontarsi serve sempre (una persona sincera, possibilmente qualcuno al quale non si sia legati da parentele o vincoli affettivi).
Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Posso dirti qual è uno degli autori che mi interessa di più al momento: Philip Roth.
Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anch’io voglio scrivere così”? E quello “posso fare meglio di così”?
Molti anni fa, leggendo “It” di Stephen King, ho formulato il primo pensiero. Più recentemente, leggendo uno dei suoi ultimi romanzi, “Cell”, ho formulato il secondo. Ma non (solo) perché fossi cresciuto io, era il Re in persona che -evidentemente- non aveva avuto granché voglia di lavorare al suo testo.
Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo superi?
Quando vorresti scrivere ma fisicamente in quel momento non puoi. E hai l’impressione che se non ti annoti all’istante quell’idea che ti sta attraversando la testa, la perderai per sempre e il tuo progetto fallirà. Lo si supera mettendosi a scrivere, magari scoprendo che proprio quell’idea che ti era sembrata geniale in realtà non lo è poi così tanto. Ma altre ne arriveranno, semplicemente lavorando sodo.
Come affronti le critiche?
Cercando di capire perché mi vengono mosse.
La tua lezione per Incipit riguarda l’incipit e la fine delle storie: ce la presenti in poche parole?
Sono due parti molto delicate del testo, dove spesso si commettono degli errori grossolani. Cerco di ragionare insieme agli allievi sulla scelta delle informazioni da dare e da non dare.
Per finire, un consiglio per gli aspiranti.
Leggete tutto, scrivete di tutto. Ma ricordatevi anche dell’importanza della rilettura: dovrebbe essere l’autore, il primo editor di se stesso.