Martedì 4 maggio ospiteremo Marco Drago: ci parlerà di come fare della scrittura una professione al di là del libro, su web, radio e televisione.
Iniziamo con una domanda “facile facile”… perché scrivi?
Forse per pigrizia. Visto che mi è sempre venuto bene, mi sono buttato verso la scrittura. Avrei voluto di più diventare un musicista, un cantante, ma avrei dovuto studiare, imparare, costruirmi una tecnica. Per scrivere, diciamo che a volte basta un buon insegnante al Liceo che ti dia fiducia e qualche consiglio, come è avvenuto a me.
Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Ah il metodo, e chi ne ha uno? Io sono anarchico, devo dire che scrivo anche mentre intorno a me c’è gente che discute ad alta voce, ma sono sempre molto empirico, prima scrivo poi valuto se va bene o no, non ho mai scalette o piani di lavoro, a meno che le consegne non siano strettissime. Negli ultimi anni ho scritto le puntate di una fiction radiofonica e lì c’erano tempi da rispettare, diciamo che mi mettevo sotto la mattina e fino alla sera scrivevo, con le pause determinate da altre cose da fare, telefonate ecc.
Scrivo sempre al computer, non prendo mai appunti, non uso nemmeno registratori o dittafoni. Tutto a memoria, quindi sempre pieno di lacune…
Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
Scrivere per lavoro fa sì che concetti come “ispirazione” perdano di significato. Se non sono ispirato pazienza. Devo scrivere e magari non sarò all’altezza di altre volte ma fa parte del mestiere. Scrivere per una fiction radiofonica ti dà l’ebbrezza di pubblicare tutto quello che scrivi, ebbrezza che però evapora presto perché comunque scrivere per la radio nazionale non è che si può davvero scrivere tutto quello che ti passa per la testa, è una cosa importante, bisogna tenere uno standard.
Chi è il tuo lettore ideale? E pensi che serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Mah, i lettori vanno tutti bene, il mio primo censore sono io stesso. Avevo lettori fidati quando avevo sedici anni, poi ho avuto gli anni del Maltese, quando facevo leggere a Galiazzo per primo le mie cose, poi ho smesso di farle leggere in anteprima. Logico che la mia ragazza abbia a volte questo privilegio, ma non è che capiti poi spesso che io scriva narrativa, adesso.
Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Dipende dalle epoche. Da giovane i tedeschi come Thomas Mann, Heinrich Boell e Guenther Grass, poi più avanti certi americani, poi certi inglesi. Italiani pochi. Tra gli americani Melville e Ellis. Tra gli inglesi Conrad e Amis.
Qual è stato il libro che ti ha fatta pensare “anche io voglio scrivere così”? Quello “posso fare meglio di così”?
Credo “La montagna incantata” di Mann. Beata gioventù. “Posso fare meglio di così” in realtà è una cosa che si pensa solo di autori contemporanei, ma per i classici potrei dire che leggendo Steinbeck, delle volte, mi verrebbe da fare dell’editing. Ma giusto Steinbeck.
Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo affronti?
Appena passa l’ebbrezza dell’abbrivio c’è un momento di stanca che a volte è disperante. Lo affronto senza saperlo, continuando a scrivere quel che viene.
Come affronti le critiche?
Bene, se mi trovano d’accordo. Male se capisco che c’è malafede.
La tua lezione per Incipit è intitolata “Al di là del libro: come fare della scrittura una professione sul web e in televisione”: ce la presenti in poche parole?
Niente di originale: oggi lo sanno anche i sassi che il libro è sì sempre il mezzo più autorevole per scrivere creativamente, ma che non è più il solo. Quasi tutti i miei coetanei colleghi hanno lavorato o lavorano per la televisione. E scrivono, non è che non scrivano. Scrivono i dialoghi delle fiction o le domande e i siparietti delle varie Victoria Cabello ecc. Il web: sto pubblicando una raccolta di racconti di campagna su FB, sto imparando che FB è bello se usato così, vorrei parlarne.
Per finire, un consiglio per gli aspiranti.
Io sono per provarci: provate a scrivere e riscrivere, poi provate anche a mandare da incoscienti i vostri romanzi agli editori, senza cercare raccomandazioni e senza fare PR… voglio credere che il talento, alla fine, trovi un interlocutore, magari senza avere fretta. Non vuol dire niente l’età, in letteratura. E poi direi anche di non scrivere mai cose che abbiano l’effetto di essere “instant”. Lasciate perdere lo spirito di questi tempi e rivolgetevi a cose più domestiche. Se proprio dovete scrivere del mondo dei media ecc., fatelo con l’intento satirico e non cercate di unire l’oggi e il romanticismo: i sentimenti figli di lavori stressanti e cene con piatti precotti, i sentimenti di questo mondo postindustriale milanese mi fanno orrore, nei libri, perché sono troppo veri.
Nota autobiografica
Marco Drago è giornalista e per anni ha diretto la rivista letteraria Maltese Narrazioni.
Ha pubblicato i romanzi Zolle e Domenica sera e la raccolta L’amico del pazzo per Feltrinelli che gli è valsa il Premio Pirandello. Per Minimum fax ha pubblicato Cronache da chissà dove.
Nel 2001 ha fondato l’Istituto Barlumen, una factory creativa milanese per la produzione di programmi radiofonici, sound design, consulenza musicale, discografia, edizioni musicali, spettacoli dal vivo e pubblicità.