Giorgio Vasta col suo romanzo di esordio entra nei 12 finalisti del Premio Strega 2009. Il suo libro si chiama Il tempo materiale, edito per i tipi di minimum fax. Martedì 24 novembre la lezione di Giorgio Vasta ha il titolo “Scrivere di sé, per sé, per gli altri”.
Iniziamo con una domanda facile facile… perché scrivi?
Perché mi è utile dare forma alle percezioni e alle esperienze attraverso il linguaggio. Mi è utile perché da essere umano (organismo, biografia e qualche altra cosa) devo procurarmi degli strumenti per produrre senso. Di sicuro non scrivo perché non potrei fare diversamente o perché mi è indispensabile o per altre ragioni di questo tipo, che in generale mi sembrano automitizzazioni eroiche.
Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Non ho un metodo. Scrivo in casa, quando posso, quando ho terminato il resto del lavoro. Mi capita molto spesso di usare le vacanze.
Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
Dell’ispirazione non penso niente, faccio fatica a capire cosa possa essere. Quando ne sento parlare mi sembra un’invenzione utile a far concepire la scrittura come un’azione disponibile solo ad alcuni “ispirati”, come fossero dei prescelti, quando invece credo che la scrittura sia un’azione che ha a che fare soprattutto con la responsabilità. L’ispirazione mi sembra un fumogeno elitario, una retorica strumentale a un tipo di cultura, quella della cosiddetta “vocazione”, che non mi piace.
Chi è il tuo lettore ideale? E pensi serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?Al di là degli interlocutori strettamente editoriali, ci sono alcune persone delle quali mi fido e alle quali domando di leggere quello che ho scritto nel momento in cui penso di avere terminato la prima stesura di un testo. Sono persone diverse tra loro, ognuna mi dà suggerimenti e spunti differenti. Ogni “discorso” su quello che ho scritto, sia quando sono d’accordo sia quando non sono d’accordo, mi è utile perché mi mette nelle condizioni di tornare criticamente, anche facendo molta fatica, su quello che sta sulla pagina. Che la stesura ultima sia il risultato anche di questo dialogo con altre persone è qualcosa che considero molto importante, soprattutto molto bello.
Per rispondere alla prima parte della domanda, non ho idea di chi sia il mio lettore ideale. Il desiderio è che sia, nei limiti del possibile, reale.
Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Lasciando da parte la letteratura – il discorso si farebbe troppo articolato – e facendo ugualmente un torto al cinema, nomino soltanto due registi: Robert Bresson e Jacques Tati. Entrambi, in modi diversi, attraverso il loro modo di concepire le inquadrature e la recitazione mi hanno chiarito che cosa possa essere una storia e quanto importante sia essere perentori. Non arroganti – l’arroganza è vanità – ma determinati nelle scelte.
Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anch’io voglio scrivere così”? E quello “posso fare meglio di così”?
Credo, in entrambi i casi, nessuno. Non per presunzione o per diplomazia ma perché non mi viene in mente un libro che sia stato da solo germinale rispetto a impulsi di questo genere. Semmai, davanti a un libro che mi è piaciuto molto, e ce ne sono tantissimi, quello che mi viene da pensare è che desidero leggerne altri fatti in quel modo; davanti a un libro che non mi piace mi auguro di non leggerne altri, per lo meno in tempi brevi, dello stesso tipo. Un sentimento imitativo o di superiorità di solito non lo avverto.
Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo superi?
Per me non c’è tanto un momento preciso – per esempio iniziare o finire o tenere sotto controllo la storia che si sta raccontando – quanto qualcosa che come una membrana contiene tutto il lavoro nel suo complesso. Il momento peggiore non è dunque un tempo specifico ma uno stato d’animo generale nel quale, nei confronti della scrittura, coesistono impulsi opposti – quello alla costruzione e quello alla distruzione, l’impulso alla fiducia e quello allo scetticismo, il desiderio di tenerezza e il bisogno di spietatezza. Riuscire a sostenere psicologicamente questa coesistenza conflittuale, fare in modo che questa membrana non mi si disintegri tra le mani, è di fatto, per me, il problema maggiore da affrontare (e forse non solo nella scrittura).
Come affronti le critiche?
Con molta calma e con una specie di curiosità antropologica. Penso che le critiche siano sempre del tutto legittime, anche quelle approssimative, trascurate oppure lapidarie e offensive. Se poi, a critica espressa, si produce uno spazio di discussione, bene, sta succedendo una cosa utile perché nella frizione tra punti di vista diversi e argomentati si può generare intelligenza delle cose. Se invece questo spazio non si produce, ed è possibilissimo, pazienza: ci si fa una ragione di fatti ben peggiori.
La tua lezione per Incipit riguarda la costruzione di un personaggio: ce la presenti in poche parole?
Nella nostra esperienza quotidiana tendiamo a percepirci come i notai della nostra memoria, i certificatori della sua capacità di contenere verità storiche; i ricordi sono nostri, quindi sono giusti. Soltanto che con questa somma di certezze non si costruisce una narrazione credibile. La disponibilità al meticciato tra memoria e invenzione può essere quello che fa la differenza. Durante la lezione tenteremo una breve esplorazione del modo in cui funziona la nostra memoria (sottraendole qualche certezza) e ragioneremo su alcuni modi in cui una strategica distorsione dei ricordi può servire a dare forma a una storia.
Per finire, un consiglio per gli aspiranti.
Scrivere con calma e fare in tempo.
Nota biografica
Giorgio Vasta vive a Torino dove lavora come editor e consulente editoriale per la BUR. Insegna alla Scuola Holden e presso lo IED.
Collabora con “Nazione Indiana” e cura il progetto Esor-dire, evento dedicato allo scouting letterario che ha l’intento di promuovere la narrativa italiana under 35 e si svolge ogni anno a novembre durante Scrittorincittà a Cuneo. Il suo primo romanzo è Il tempo materiale (Minimum Fax).
Promemoria in conclusione
Giorgio Vasta ci parlerà di come Scrivere di sé, per sé, per gli altri nella sua lezione del 24 novembre, come sempre alle ore 19.30.