Intervista a Camilla Corsellini

14 12 2009

Domani è il turno di Camilla Corsellini, bolognese, giornalista e scrittrice bolognese, autrice del saggio-fiction La banda della Uno bianca (Bevivino editore) che ci parlerà del noir, del giallo e del thriller.

Iniziamo con una domanda facile facile… perché scrivi?
Scrivo per fare i conti con quello che non c’è e per cercare di rallentare le cose: vanno troppo in fretta. Scrivo per fermare su carta dei dettagli che altrimenti andrebbero perduti. E forse anche per cercare un senso. Quello che si scopre è sorprendente.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Scrivo a qualsiasi ora su taccuini a righe, meglio quando sono in viaggio, molto bene in treno. Le idee per le storie arrivano dai racconti delle persone, ma anche dalla lettura dei giornali. Ho un archivio pieno di ritagli di storie strane, di  interviste e articoli scientifici, che poi trasformo in narrazione. Per cominciare a scrivere, parto da una frase poi penso a come finirà la storia e cerco di arrivare dal punto d’ingresso al punto d’uscita.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
L’ispirazione è il momento in cui incroci la storia e capisci che vuoi raccontarla. Alla base di ogni narrazione sta la necessità di raccontare. Tutto il resto è lavoro e fatica. Scrivere si impara scrivendo: è un allenamento, una disciplina.
Chi è il tuo lettore ideale? E pensi serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Ho una vera squadra di amici-lettori:  un’editrice, uno scrittore, un editor, mio marito, il mio migliore amico. Se la storia resiste a tutte queste letture diverse significa che funziona.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Mi piacciono scritture molto diverse, ma col comune denominatore dell’originalità e della forza espressiva. Tra gli autori stranieri preferisco gli americani: Flannery O’ Connor, Patricia Highsmith, William Faulkner, Kurt Vonnegut e Shirley Jackson. Tra gli italiani: Tullio Avoledo, Marcello Fois, Michele Mari e Franco Stelzer.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anch’io voglio scrivere così”? E quello “posso fare meglio di così”?
Estate 1989. Il libro era Racconti fantastici di Guy de Maupassant. Storie morbose, inquietanti che ti si incollavano addosso. Questo mi piacerebbe scrivere: parole che restano attaccate a chi le legge. Se un libro non mi piace invece smetto di leggerlo: la lettura per me è solo piacere.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo superi?
Momento peggiore: la pagina bianca. Mi immergo nel mio archivio, trovo un incipit e comincio a scrivere.

Come affronti le critiche?
Molto bene, le critiche sono utilissime. Sono il mio giudice più severo. Quello che possono dirmi gli altri è nulla al confronto della mia patologica autocritica.

La tua lezione per Incipit riguarda della struttura della narrazione: ce la presenti in poche parole?
La mia lezione sarà divisa in due parti: nella prima parlerò delle regole del romanzo noir che ha qualche obbligo in più rispetto alla narrazione tout court: dal mistero che dà il via alla storia alla costruzione di personaggi e di un contesto credibili fino alla soluzione finale; nella seconda correggerò i testi degli allievi, ai quali ho dato il compito di scrivere un racconto noir di una cartella a partire da un incipit misterioso.

Per finire, un consiglio per gli aspiranti.
Non vi chiudete nelle vostre certezze. Non dite mai di una cosa che avete scritto: questo è il mio modo di scrivere. Per avere un modo di scrivere bisogna lavorare anni e,  anche allora, il consiglio di chi vi legge è fondamentale. Siate semplici. Siate disposti a cancellare tutto e ricominciare da capo. Lo so, sembra difficile, ma la scrittura è questo: un lavoro bellissimo e faticoso.

Nota biografica

Camilla Corsellini è nata a Bologna nel 1973. E’ autrice teatrale, scrittrice, giornalista e coordinatrice di eventi letterari e culturali. Vive a Milano e ha pubblicato il romanzo docu-fiction La banda della Uno bianca (Bevivino Editore), selezionato per il Premio Azzeccagarbugli 2005.

Promemoria in conclusione

Camilla Corsellini, La narrativa di genere: noir, giallo, thriller, 15 dicembre ore 19,30





Incipit: “La collega tatuata” di Margherita Oggero

15 10 2009

Oggi pubblichiamo l’inizio del primo libro di Margherita Oggero, pubblicato da Mondadori nel 2002.

Le era stata subito antipatica.
Si parlava casualmente di animali domestici in sala professori – luce velenosa al neon, arredi deprimenti, foto incorniciata di Gronchi scaccolata da generazioni di mosche e ignorata da generazioni di bidelli (il mansionario dei bidelli non contempla la rimozione dei ritratti di presidenti scaduti e/o defunti, il mansionario dei bidelli è scarsamente contemplativo) – e la De Lenchantin, Bianca De Lenchantin, subito a dire che non le piacevano i cani.
- Perché non ti piacciono?
- Perché… sporcano.
- Sporchiamo anche noi. Trecento grammi al giorno, stitici esclusi.
La Dielle non aveva replicato. Raccattata la sua borsa grandi firme, era scivolata via in dignitosa compostezza. Ma era proprio quella compostezza, quell’eleganza di abiti accessori portamento e gesti (facile se si è al di sopra dei centosettanta centimetri e al di sotto dei cinquantacinque chili) a starle sull’anima e a farla deragliare. Oltre, si capisce, all’eufemistico e improprio uso del verbo sporcare riferito ai cani, preceduto per di più da pudibondi puntini mentali di sospensione, e all’impercettibile (impercettibile a tutti, ma non al suo olfatto quasi canino) sentore di lavandino ingorgato che la spruzzata di Jicky non risciva a nascondere del tutto.
Sono proprio stronza, riflettè giudiziosamente, se la trovo antipatica perché è alta bionda bella e ricca. Sono una stronza con micragnose invidie di classe e meschine gelosie prefeministe. Però se odia i cani è stronza anche lei. Amen.

Nota biografica

Margherita Oggero ha insegnato lettere per 33 anni in diverse scuole. Dopo essere andata in pensione si è dedicata alla scrittura. Dopo l’esordio di “La collega tatuata” ha scritto altri tre libri con la professoressa Camilla Baudino come protagonista: “Una piccola bestia ferita”, “L’amica americana”, “Qualcosa da tenere per sé”, tutti per Mondadori.
A “La collega tatuata” Davide Ferrario si è ispirato per il film “Se devo essere sincera”, con Luciana Littizzetto e Neri Marcorè, mentre alla profia-investigatrice è ispirato il personaggio interpretato da Irene Pivetti nella serie televisiva “Provaci ancora prof”.
Margherita Oggero inoltre ha scritto “Orgoglio di classe. Piccolo manuale di autostima per la scuola italiana e chi la frequenta”, “Il rosso attira lo sguardo. Quattro stagioni di relazioni pericolose” (sempre Mondadori); “Così parlò il nano da giardino” e “Il compito di un gatto di strada” (Einaudi); “Torino, l’ora blu” (Gribaudo).

Promemoria in conclusione

Margherita Oggero il 3 novembre parlerà per noi di cosa viene Prima della scrittura: da dove vengono le idee, come cogliere quella che funziona, la preparazione prima della narrazione.





Incipit: “La banda della Uno bianca” di Camilla Corsellini

6 10 2009

22 aprile 1975, Cesena.
«Lu-ca!».
C’è un urlo che attraversa il campo nel calore crudo del primo pomeriggio.
Un campo di erba bruciata e secca che corre lungo il fiume Savio.
Un cerchio di metallo appeso al ramo di un albero.
E due ragazzi che seguono il padre.
«Ma guarda te dove si va sempre a ficcare quello lì. Robi, vai ben te a vedere, che se lo trovo io sono cazzi questa volta… te prendi questo e vieni con me».
Fabio cerca di stringere con forza il fucile da caccia, attento a non farlo cadere se no sono guai; poi passa la tracolla sulla spalla e comincia a camminare. Il sudore gli impregna la maglietta sotto le ascelle, lo sente scendere sui fianchi e infilarsi nei pantaloni. Il fucile oscilla lentamente e tira la tracolla verso il basso. Un piccolo dolore gli nasce sulla spalla e comincia a pulsare. Lui inghiotte la saliva e, per non pensare, cerca di concentrarsi sulla distanza che lo separa dal campo e dal bersaglio. Il padre cammina senza fermarsi mai per controllare se lui ancora lo segue. Ogni tanto si passa un fazzoletto sulla nuca per asciugare il sudore.
Fabio ascolta se in lontananza non vengano le voci dei fratelli.
Vorrebbe che lo raggiungessero, non essere solo con suo padre.
Vorrebbe avere il coraggio di parlare; e invece niente.
Nella sua mente le parole si compongono in fila, ma poi sul più bello non trovano l’uscita. Gli basta guardare la nuca di suo padre, Giuliano Savi di anni quarantanove, i capelli tagliati cortissimi che se ci passi sopra la mano pungono le dita, le braccia chiazzate dal sole con i muscoli duri e tesi, il cerchio di pieghe intorno ai gomiti; gli basta pensare alla sua voce che ha un tono scuro che sembra venga dal basso, che dice «non mi fate diventare cattivo»; «cattivo» dice, con una vu soffiata e dura come una effe.
Vorrebbe tornare a casa, dire a suo padre che fa troppo caldo, che per oggi non se ne fa niente; ma poi suo padre gli direbbe che ha tirato su una checca, così direbbe «se sei una checca, Fabio, dillo subito».
Oggi, poi, non è mica un giorno come gli altri.
Oggi è il giorno in cui si impara a sparare.

Nota biografica

corselliniCosì inizia La banda della Uno bianca (2004, Bevivino Editore), saggio-romanzo e opera prima di Camilla Corsellini.
Bolognese, classe 1973, trapiantata per lavoro e amore a Milano, Camilla Corsellini ha mosso i suoi primi passi nel mondo dell’arte frequentando il corso di regia della Scuola di Teatro Colli di Bologna. Ha lavorato come autrice teatrale per gli spettacoli Giordano Bruno, Riccardo III e Progetto Cechov per il Teatro Stabile di Torino.
Oltre alla docu-fiction sulla banda della Uno bianca, Corsellini ha pubblicato suoi racconti nelle antologie Hollywood Party e Il Bestiario (entrambe 2006, Zandegù Editore) e si è specializzata nella narrativa di genere giallo e noir. Passione che l’ha portata a coordinare, per la biblioteca di Brugherio (MI), un gruppo di lettura tematico: Sette regole per un romanzo giallo.
Da giornalista ha collaborato ad alcune testate nazionali (“Marieclaire”, “Urban Magazine”, “Max”, “Milanonera”) ed è curatrice di BRUMA, un ciclo di incontri con l’autore, promosso dal Comune di Brugherio (MI).

Promemoria in conclusione
Camilla Corsellini terrà la lezione La narrativa di genere: noir, giallo, thriller il 15 dicembre.
Iscriviti e potrai esserci anche tu.








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