Intervista a Mario Capello

28 11 2010

Mario Capello, autore di I fuochi dell’86 uscito per i tipi di Eumeswil, è consulente editoriale ed editor. Martedì 30 novembre ci parla dei contrasti come motore per una storia.

Iniziamo con una domanda “facile facile”… perché scrivi?
Facile. E’ un bisogno – davvero. All’inizio, quando ero un ragazzino, è stato forse un bisogno per compensazione – adesso, ha qualcosa del vizio. Di certo, leggere e scrivere sono le due uniche cose che so di saper fare bene.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Adesso, poco: il lavoro, la famiglia, la lettura (un vizio vero, per me) – il tempo che mi resta è pochissimo. Quando invece ci riesco, scrivo tutti i giorni – nei momenti liberi, per un’ora alla volta, suppergiù. Al mio computer, nell’angolo della casa che chiamo il mio studio.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
Se intendiamo ispirazione in senso quasi mistico, come qualcosa che ti possiede – allora non ci credo. Intesa in senso laico – come una storia che comincia a ossessionarti, o un mood particolare o anche solo un’idea che ti devi sforzare di incarnare sulla pagina – allora esiste, ne penso bene e credo che venga da sola.

Chi è il tuo lettore ideale? E pensi che serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Il mio lettore ideale è mio fratello: colto, appassionato e con i miei stessi gusti. Questo è importante, nel vostro primo lettore: che abbia i vostri gusti.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Franzen, Richard Ford, Roth, King. Mancassola, Elena Ferrante.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anche io voglio scrivere così”? Quello “posso fare meglio di così”?
Underworld, di De Lillo. Ti prendo e ti porto via di Ammaniti.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo affronti?
La revisione. Ho una sorta di repulsione, per ciò che ho scritto – almeno per un po’. Eh, niente, visto che la revisione/riscrittura è essenziale mi ci metto d’impegno, stringo i denti e faccio quel che va fatto.

Come affronti le critiche?
Male. Sono un insicuro e ci soffro. Ma spesso ne faccio tesoro – anche perché bruciano a lungo, come sferzate.

La tua lezione per Incipit è intitolata “I conflitti come motore della storia”: ce la presenti in poche parole?
Non c’è storia senza conflitto – ma ci sono modi diversi per narrarlo, il conflitto. Il contrasto è tutto: luce e ombra, pregi e difetti. Il contrasto è ritmo. Il contrasto è, in primo luogo, quello tra il nero delle lettere e il bianco della pagina da cui emergono e che fa di tutto per inghiottirle e che da esse – da quelle zampette di animale notturno – viene graffiata.

Per finire, un consiglio per gli aspiranti.
Non imitate – potete solo far peggio e, in ogni caso, arrivare secondi. Non provate a immaginare la ricezione del vostro testo – nessuno, neppure gli editor più scafati, sa farlo davvero. Non usate trucchetti per compiacere chicchessia – sono sempre le parti più deboli dei testi. Non abbiate paura dei sentimenti ma evitate il sentimentalismo. Non abbiate paura del pensiero, anche espresso in maniera diretta, ma evitate il sentenzioso.

Ricapitolando.
Appuntamento martedì 30 novembre, ore 19,30 con Mario Capello e I contrasti come motore della storia.
Chi fosse interessanto a questa lezione singola scriva a incipit.mavi@gmail.com





Intervista a Emiliano Poddi

11 10 2010

Martedì 12 ottobre parte la terza edizione di Incipit. A inagurarla ci sarà Emiliano Poddi, scrittore e docente di scrittura creativa che ci parlerà dell’uso del tempo in narrativa: flash back, presente e futuribile.

Iniziamo con una domanda “facile facile”… perché scrivi?
In effetti è facile. Scrivo perché mi è necessario, perché mi piace e perché mentre lo faccio mi sento bene.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Scrivo di mattina, sul pc, in una mansarda arancione. Ma immagino che tutto cominci molto prima, quando mi segno un appunto sul taccuino. E forse non basta, perché bisognerebbe risalire al momento esatto in cui un’idea prende forma nella mia testa e io ancora non lo so.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
L’ispirazione è appunto il momento in cui prendo il taccuino, oppure può essere quell’altro, quando qualcosa mi colpisce senza che io me ne renda conto. Credo ci sia un’ispirazione “centrale” che va aspettata, mentre altre piccole ispirazioni nascono lavorandoci su.

Chi è il tuo lettore ideale? E pensi che serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Ho due lettori ideali: il mio migliore amico e la mia fidanzata. Troppo benevoli, si potrebbe pensare. Invece non è così, ma neanche un po’. Chiedete a Camilleri cosa ne pensa di sua moglie come lettrice.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Primo Levi, Sandro Veronesi, Don DeLillo, Philip Roth, Tobias Wolff, Wislawa Szymborska, Alice Munro, Ismail Kadaré, Clint Eastwood, i Cohen, Edward Hopper, Frank Gehry, Bruce Springsteen, Platone, Plutarco, Petronio Arbitro e tanti altri.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anche io voglio scrivere così”? Quello “posso fare meglio di così”?
“Vorrei scrivere così” lo penso ogni volta che un libro mi piace davvero. Per esempio avrei voluto essere io l’autore di questa frase, che descrive un vecchio mafioso italo americano seduto su una sdraio nel suo patio: “Era fragile e maculato, con lo sguardo teso e furtivo di un ritratto ducale”.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo affronti?
L’inizio. Non proprio l’incipit, perché quello ce l’ho già in testa quando mi metto davanti al pc. Parlo piuttosto di ciò che viene subito dopo l’incipit. A volte mi dico: “Bell’incipit. E adesso?”. Lo affronto seguendo la filosofia di Amanda Sandrelli in Non ci resta che piangere. Bisogna “provare, provare, provare, provare…”

Come affronti le critiche?
Mi arrabbio. Poi mi calmo, cerco di capire se sono giuste o no. E se sono giuste mi arrabbio ancora di più (con me stesso).

La tua lezione per Incipit è intitolata “L’estatico del tempo: presente, flash back, futuribile”: ce la presenti in poche parole?
C’è uno scrittore che quando ci hanno presentati mi ha chiesto: “Tu scrivi al presente o al passato?” Mi ha stretto la mano solo dopo che gli ho giurato che preferisco il passato. Questo per dire quanto può essere importante per uno scrittore la scelta del tempo. Leggeremo una poesia in cui il tempo si divide in lunghissimi istanti pieni di pallottole fermate in volo (è una poesia composta molto prima di Matrix). Studieremo un racconto in cui un singolo attimo contiene tutta una vita. E un altro in cui il momento presente è troppo denso e perciò tracima nel futuro…

Per finire, un consiglio per gli aspiranti.
È stato detto che lo scrittore è uno che si chiude in una stanza semibuia per poi uscirne pallido e barcollante sei mesi dopo, una volta che ha finito il libro. Bisogna sapere che scrivere è molto difficile e richiede impegno, dedizione e amore per ciò che si ha da dire. Altrimenti non vale la pena.

Nota biografica
Emiliano Poddi, brindisino trapiantato a Torino, insegna scrittura creativa, collabora con varie compagnie teatrali e si occupa di radio come autore e regista. Ha pubblicato per Instar Libri Tre volte invano, candidato al Premio Strega e Alboràn.

In conclusione
Prima lezione martedì 12 ottobre ore 19,30 con Emiliano Poddi e la sua lezione sul tempo.





Ancora tre giorni, ancora dodici giorni

1 10 2010

Il conto alla rovescia è quasi iniziato: mancano dodici giorni all’inizio della terza edizione di Incipit.

La prima lezione del 12 ottobre verrà inaugurata da Emiliano Poddi, scrittore che per Instar Libri ha pubblicato i romanzi Tre Volte Invano, finalista al Premio Strega nel 2007, e Albòran, uscito quest’anno.
Poddi sarà il primo di dieci insegnanti, scrittori, editor, sceneggiatori, esperti di comunicazione che apriranno per voi la cassetta degli attrezzi di chi fa della scrittura una professione, e vi aiuteranno a trovare la chiave per dischiudere lo scrigno della vostra creatività.

Un calendario ricco, dieci lezioni di due ore ognuna a cadenza settimanale per compiere un percorso all’interno del mondo della scrittura: da ottobre a dicembre, ogni martedì sera dalle 19,30 alle 21,30.

E se vi sbrigate potete ancora approfittare della nostra promozione: iscrivetevi entro lunedì 3 ottobre per avere uno sconto sulla quota.

Cosa aspettate? Avete ancora tre giorni.
Scaricate il modulo d’iscrizione e inviatelo al nostro indirizzo mail.
Contattateci per ogni informazione desideriate.
Fate fiorire la vostra creatività.





Un mese a Incipit!

13 09 2010





Simone Torino su “Colla”

17 06 2010

I nostri corsisti continuano a macinare successi.

Esce sulla rivista Colla, il racconto di Simone Torino dal titolo Provvisorio.

Eccolo.

Complimenti a Simone da Incipit!





Seminario sul personaggio con Marco Lazzarotto

31 05 2010

Ricordiamo che sono ancora aperte le iscrizioni, fino al 9 giugno, per il seminario sul Personaggio, tenuto da Marco Lazzarotto e che si svolgerà nella giornata di sabato 12 giugno a Torino. Contattateci per iscrizioni e info a incipit.mavi@gmail.com

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Il personaggio: come crearlo e farlo vivere nella narrazione

docente: Marco Lazzarotto, scrittore autore de Le mie cose (Instar)

periodo: sabato 12 giugno | durata: 6 ore | orario: 10-13 e 15-18

costo: 75 euro | Iscrizioni entro e non oltre: 9 giugno

modalità: letture ed esercizi con correzione in classe

programma:
Come riesce un personaggio ad andare “oltre” la pagina, a sembrarci vivo e a rimanere nelle nostre teste dopo che abbiamo chiuso un libro?
Cercheremo di scoprirlo insieme, provando, nella prima parte del seminario, a individuare i meccanismi che hanno reso memorabili alcuni personaggi della letteratura, del cinema e della televisione e, nella seconda parte, mettendoli subito in pratica attraverso un’intensa serie di esercizi, una vera e propria palestra.

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I seminari si rivolgono a coloro che hanno già esperienza nel campo della scrittura e intendono approfondire determinati argomenti.

I seminari sono teorici e pratici e si tengono in un’accogliente struttura privata a Torino. Per info e iscrizioni: incipit.mavi@gmail.com





Paroxetina di Marta Rivetti

26 05 2010

La nostra ex-corsista Marta Rivetti ha pubblicato una raccolta di racconti per i tipi della Pascal.

La raccolta si intitola Paroxetina ed è anche un blog che trovate qui.

Il libro costa 10 euro e potete acquistarlo presso la libreria Massena 28 di Torino, presso il sito della casa editrice o presso il sito di IBS.

Complimenti dallo staff di Incipit alla brava Marta Rivetti per la sua pubblicazione!





Incipit a piccole dosi! Lezioni singole a 35 euro

24 02 2010





Intervista a Stefano Delprete

22 01 2010

Martedì 26 gennaio, ultima lezione della prima edizione di Incipit in compagnia di Stefano Delprete di Instar Libri.

Iniziamo con una domanda facile facile… come sei diventato editor?
Quello dell’editor è uno dei molti lavori che ho fatto nel mondo editoriale. Diciamo che la domanda sarebbe da ribaltare in questo modo: quando hai capito di voler lavorare nell’editoria? La risposta allora sarebbe: prestissimo, da quando mi sono accorto che nella vita mi sarebbe toccato lavorare.

Parliamo del tuo metodo: lavori in tandem con l’autore o preferisci fare degli interventi più “decisi”?
Per me è fondamentale un confronto diretto con l’autore, altrimenti l’editing è inutile e diventa un semplice lavoro di “correzione”. Il lavoro sul testo serve soprattutto all’autore, serve per formare e rafforzare la sua scrittura, serve per il futuro oltre che per il testo in questione. Per  questo motivo è imprescindibile il rapporto umano.

Cosa pensi faccia funzionare un testo?
Non c’è una regola, non esiste una formula matematica per cui un testo funziona o non sta in piedi. Ci sono troppe variabili che intervengono, diciamo che più un autore conosce e gestisce con consapevolezza la variabili del suo romanzo, più il testo ha buone possibilità di funzionare.

In base a quali criteri pensi che un libro sia degno di pubblicazione?
Ci sono molte valutazioni da fare, e non bisogna dimenticare quelle prettamente commerciali. Le case editrici sono aziende che attraverso la cultura devono mantenersi perché questo vuol dire poter continuare con il proprio lavoro di ricerca, la propria autonomia, la propria personalità. Prima di tutto, però, per essere degno di pubblicazione, un testo deve avere qualcosa di unico, deve essere uno sguardo che dà al lettore anche un solo strumento in più per affrontare quello che lo circonda. Basta che sappia dare un nome nuovo a una semplice sfumatura di un colore e che lo faccia per sempre e quel testo è degno di pubblicazione.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Per citare Eco, sarebbe una vertigine della lista… Faccio tre nomi soltanto, tre autori italiani che secondo me sono i pilastri della letteratura del Novecento: Fenoglio, Landolfi, Gadda.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “avrei voluto editarlo io”? E quello “se ci avessi lavorato io, non ne rimaneva nemmeno una virgola”?
Più che libri da editare, avrei voluto avere autori con cui confrontarmi e con cui parlare del loro lavoro di scrittori o editori: incontrare Pasolini, parlare di scrittura con Arpino, scambiarsi opinioni con Vittorio Sereni e Niccolò Gallo. Ecco, questo è il mondo dei sogni. Per quanto riguarda i contemporanei, mi piacerebbe poter lavorare con due autori molto diversi tra loro come Piersandro Pallavicini e Mauro Covacich.
Più che libri da rifare, mi piacerebbe ogni tanto mettere mano a certe alette di copertina, ad alcuni proclami che spesso fanno più male che bene agli autori esordienti…

Quali sono gli errori più ricorrenti in un testo?
La scelta della strada facile, del clichè, del luogo comune. Tutto nasce spesso dalla fretta di voler dire, dall’esigenza espressiva che va a scapito delle esigenze della lingua. Si dimentica spesso che la scrittura è pazienza.

Le scelte dell’editor sono oro colato oppure si può sbagliare?
L’editor sbaglia come e più dell’autore. Semplicemente è uno sguardo altro su un testo. Uno sguardo professionale, attento a certi particolari piuttosto che ad altri, ma uno sguardo assolutamente fallibile per fortuna. La letteratura non è perfezione.

La tua lezione per Incipit riguarda il sistema dell’editoria: ce la presenti in poche parole?
Come dicevo prima, lavoro da anni nel mondo editoriale e ho coperto un po’ tutti i ruoli. Molto spesso chi scrive non sa cosa succede a un libro prima di nascere e cosa poi gli succede subito dopo, non conosce le dinamiche  e i tempi che regolano pubblicazioni e gran rifiuti… Ecco, vorrei spiegare a chi scrive con chi e come, in caso di pubblicazione, dovrà avere a che fare…

Per finire, un consiglio agli aspiranti.
Voglio fare l’elogio della “prima stesura”: liberare la penna da ogni dubbio e lasciarla andare, divertendosi sempre un po’. Per rileggere c’è tempo, così per correggere e per capire cosa si è scritto. Nessun testo può o deve nascere perfetto.

Nota biografica

Stefano Delprete è nato a Cuneo nel 1974. Da undici anni lavora nel mondo dell’editoria. Abita a Torino dove lavora come editor per Instar libri e Blu Edizioni. In passato è stato editor per Alet e per Gribaudo.

Promemoria in conclusione

La lezione di Stefano Delprete “Il sistema dell’editoria: come proporsi e cosa proporre a un editore; le case editrici, le agenzie letterarie, i concorsi” si terrà martedì 26 gennaio.





Intervista a Giorgio Vasta

24 11 2009

Giorgio Vasta col suo romanzo di esordio entra nei 12 finalisti del Premio Strega 2009. Il suo libro si chiama Il tempo materiale, edito per i tipi di minimum fax. Martedì 24 novembre la lezione di Giorgio Vasta ha il titolo “Scrivere di sé, per sé, per gli altri”.

Iniziamo con una domanda facile facile… perché scrivi?

Perché mi è utile dare forma alle percezioni e alle esperienze attraverso il linguaggio. Mi è utile perché da essere umano (organismo, biografia e qualche altra cosa) devo procurarmi degli strumenti per produrre senso. Di sicuro non scrivo perché non potrei fare diversamente o perché mi è indispensabile o per altre ragioni di questo tipo, che in generale mi sembrano automitizzazioni eroiche.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?

Non ho un metodo. Scrivo in casa, quando posso, quando ho terminato il resto del lavoro. Mi capita molto spesso di usare le vacanze.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?

Dell’ispirazione non penso niente, faccio fatica a capire cosa possa essere. Quando ne sento parlare mi sembra un’invenzione utile a far concepire la scrittura come un’azione disponibile solo ad alcuni “ispirati”, come fossero dei prescelti, quando invece credo che la scrittura sia un’azione che ha a che fare soprattutto con la responsabilità. L’ispirazione mi sembra un fumogeno elitario, una retorica strumentale a un tipo di cultura, quella della cosiddetta “vocazione”, che non mi piace.

Chi è il tuo lettore ideale? E pensi serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?Al di là degli interlocutori strettamente editoriali, ci sono alcune persone delle quali mi fido e alle quali domando di leggere quello che ho scritto nel momento in cui penso di avere terminato la prima stesura di un testo. Sono persone diverse tra loro, ognuna mi dà suggerimenti e spunti differenti. Ogni “discorso” su quello che ho scritto, sia quando sono d’accordo sia quando non sono d’accordo, mi è utile perché mi mette nelle condizioni di tornare criticamente, anche facendo molta fatica, su quello che sta sulla pagina. Che la stesura ultima sia il risultato anche di questo dialogo con altre persone è qualcosa che considero molto importante, soprattutto molto bello.
Per rispondere alla prima parte della domanda, non ho idea di chi sia il mio lettore ideale. Il desiderio è che sia, nei limiti del possibile, reale.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Lasciando da parte la letteratura – il discorso si farebbe troppo articolato – e facendo ugualmente un torto al cinema, nomino soltanto due registi: Robert Bresson e Jacques Tati. Entrambi, in modi diversi, attraverso il loro modo di concepire le inquadrature e la recitazione mi hanno chiarito che cosa possa essere una storia e quanto importante sia essere perentori. Non arroganti – l’arroganza è vanità – ma determinati nelle scelte.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anch’io voglio scrivere così”? E quello “posso fare meglio di così”?

Credo, in entrambi i casi, nessuno. Non per presunzione o per diplomazia ma perché non mi viene in mente un libro che sia stato da solo germinale rispetto a impulsi di questo genere. Semmai, davanti a un libro che mi è piaciuto molto, e ce ne sono tantissimi, quello che mi viene da pensare è che desidero leggerne altri fatti in quel modo; davanti a un libro che non mi piace mi auguro di non leggerne altri, per lo meno in tempi brevi, dello stesso tipo. Un sentimento imitativo o di superiorità di solito non lo avverto.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo superi?

Per me non c’è tanto un momento preciso – per esempio iniziare o finire o tenere sotto controllo la storia che si sta raccontando – quanto qualcosa che come una membrana contiene tutto il lavoro nel suo complesso. Il momento peggiore non è dunque un tempo specifico ma uno stato d’animo generale nel quale, nei confronti della scrittura, coesistono impulsi opposti – quello alla costruzione e quello alla distruzione, l’impulso alla fiducia e quello allo scetticismo, il desiderio di tenerezza e il bisogno di spietatezza. Riuscire a sostenere psicologicamente questa coesistenza conflittuale, fare in modo che questa membrana non mi si disintegri tra le mani, è di fatto, per me, il problema maggiore da affrontare (e forse non solo nella scrittura).

Come affronti le critiche?

Con molta calma e con una specie di curiosità antropologica. Penso che le critiche siano sempre del tutto legittime, anche quelle approssimative, trascurate oppure lapidarie e offensive. Se poi, a critica espressa, si produce uno spazio di discussione, bene, sta succedendo una cosa utile perché nella frizione tra punti di vista diversi e argomentati si può generare intelligenza delle cose. Se invece questo spazio non si produce, ed è possibilissimo, pazienza: ci si fa una ragione di fatti ben peggiori.

La tua lezione per Incipit riguarda la costruzione di un personaggio: ce la presenti in poche parole?

Nella nostra esperienza quotidiana tendiamo a percepirci come i notai della nostra memoria, i certificatori della sua capacità di contenere verità storiche; i ricordi sono nostri, quindi sono giusti. Soltanto che con questa somma di certezze non si costruisce una narrazione credibile. La disponibilità al meticciato tra memoria e invenzione può essere quello che fa la differenza. Durante la lezione tenteremo una breve esplorazione del modo in cui funziona la nostra memoria (sottraendole qualche certezza) e ragioneremo su alcuni modi in cui una strategica distorsione dei ricordi può servire a dare forma a una storia.

Per finire, un consiglio per gli aspiranti.

Scrivere con calma e fare in tempo.

 

Nota biografica

Giorgio Vasta vive a Torino dove lavora come editor e consulente editoriale per la BUR. Insegna alla Scuola Holden e presso lo IED.
Collabora con “Nazione Indiana” e cura il progetto Esor-dire, evento dedicato allo scouting letterario che ha l’intento di promuovere la narrativa italiana under 35 e si svolge ogni anno a novembre durante Scrittorincittà a Cuneo. Il suo primo romanzo è Il tempo materiale (Minimum Fax).

Promemoria in conclusione

Giorgio Vasta ci parlerà di come Scrivere di sé, per sé, per gli altri nella sua lezione del 24 novembre, come sempre alle ore 19.30.








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