Mario Capello, autore di I fuochi dell’86 uscito per i tipi di Eumeswil, è consulente editoriale ed editor. Martedì 30 novembre ci parla dei contrasti come motore per una storia.
Iniziamo con una domanda “facile facile”… perché scrivi?
Facile. E’ un bisogno – davvero. All’inizio, quando ero un ragazzino, è stato forse un bisogno per compensazione – adesso, ha qualcosa del vizio. Di certo, leggere e scrivere sono le due uniche cose che so di saper fare bene.
Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Adesso, poco: il lavoro, la famiglia, la lettura (un vizio vero, per me) – il tempo che mi resta è pochissimo. Quando invece ci riesco, scrivo tutti i giorni – nei momenti liberi, per un’ora alla volta, suppergiù. Al mio computer, nell’angolo della casa che chiamo il mio studio.
Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
Se intendiamo ispirazione in senso quasi mistico, come qualcosa che ti possiede – allora non ci credo. Intesa in senso laico – come una storia che comincia a ossessionarti, o un mood particolare o anche solo un’idea che ti devi sforzare di incarnare sulla pagina – allora esiste, ne penso bene e credo che venga da sola.
Chi è il tuo lettore ideale? E pensi che serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Il mio lettore ideale è mio fratello: colto, appassionato e con i miei stessi gusti. Questo è importante, nel vostro primo lettore: che abbia i vostri gusti.
Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Franzen, Richard Ford, Roth, King. Mancassola, Elena Ferrante.
Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anche io voglio scrivere così”? Quello “posso fare meglio di così”?
Underworld, di De Lillo. Ti prendo e ti porto via di Ammaniti.
Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo affronti?
La revisione. Ho una sorta di repulsione, per ciò che ho scritto – almeno per un po’. Eh, niente, visto che la revisione/riscrittura è essenziale mi ci metto d’impegno, stringo i denti e faccio quel che va fatto.
Come affronti le critiche?
Male. Sono un insicuro e ci soffro. Ma spesso ne faccio tesoro – anche perché bruciano a lungo, come sferzate.
La tua lezione per Incipit è intitolata “I conflitti come motore della storia”: ce la presenti in poche parole?
Non c’è storia senza conflitto – ma ci sono modi diversi per narrarlo, il conflitto. Il contrasto è tutto: luce e ombra, pregi e difetti. Il contrasto è ritmo. Il contrasto è, in primo luogo, quello tra il nero delle lettere e il bianco della pagina da cui emergono e che fa di tutto per inghiottirle e che da esse – da quelle zampette di animale notturno – viene graffiata.
Per finire, un consiglio per gli aspiranti.
Non imitate – potete solo far peggio e, in ogni caso, arrivare secondi. Non provate a immaginare la ricezione del vostro testo – nessuno, neppure gli editor più scafati, sa farlo davvero. Non usate trucchetti per compiacere chicchessia – sono sempre le parti più deboli dei testi. Non abbiate paura dei sentimenti ma evitate il sentimentalismo. Non abbiate paura del pensiero, anche espresso in maniera diretta, ma evitate il sentenzioso.
Ricapitolando.
Appuntamento martedì 30 novembre, ore 19,30 con Mario Capello e I contrasti come motore della storia.
Chi fosse interessanto a questa lezione singola scriva a incipit.mavi@gmail.com













