Intervista a Mario Capello

28 11 2010

Mario Capello, autore di I fuochi dell’86 uscito per i tipi di Eumeswil, è consulente editoriale ed editor. Martedì 30 novembre ci parla dei contrasti come motore per una storia.

Iniziamo con una domanda “facile facile”… perché scrivi?
Facile. E’ un bisogno – davvero. All’inizio, quando ero un ragazzino, è stato forse un bisogno per compensazione – adesso, ha qualcosa del vizio. Di certo, leggere e scrivere sono le due uniche cose che so di saper fare bene.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Adesso, poco: il lavoro, la famiglia, la lettura (un vizio vero, per me) – il tempo che mi resta è pochissimo. Quando invece ci riesco, scrivo tutti i giorni – nei momenti liberi, per un’ora alla volta, suppergiù. Al mio computer, nell’angolo della casa che chiamo il mio studio.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
Se intendiamo ispirazione in senso quasi mistico, come qualcosa che ti possiede – allora non ci credo. Intesa in senso laico – come una storia che comincia a ossessionarti, o un mood particolare o anche solo un’idea che ti devi sforzare di incarnare sulla pagina – allora esiste, ne penso bene e credo che venga da sola.

Chi è il tuo lettore ideale? E pensi che serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Il mio lettore ideale è mio fratello: colto, appassionato e con i miei stessi gusti. Questo è importante, nel vostro primo lettore: che abbia i vostri gusti.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Franzen, Richard Ford, Roth, King. Mancassola, Elena Ferrante.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anche io voglio scrivere così”? Quello “posso fare meglio di così”?
Underworld, di De Lillo. Ti prendo e ti porto via di Ammaniti.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo affronti?
La revisione. Ho una sorta di repulsione, per ciò che ho scritto – almeno per un po’. Eh, niente, visto che la revisione/riscrittura è essenziale mi ci metto d’impegno, stringo i denti e faccio quel che va fatto.

Come affronti le critiche?
Male. Sono un insicuro e ci soffro. Ma spesso ne faccio tesoro – anche perché bruciano a lungo, come sferzate.

La tua lezione per Incipit è intitolata “I conflitti come motore della storia”: ce la presenti in poche parole?
Non c’è storia senza conflitto – ma ci sono modi diversi per narrarlo, il conflitto. Il contrasto è tutto: luce e ombra, pregi e difetti. Il contrasto è ritmo. Il contrasto è, in primo luogo, quello tra il nero delle lettere e il bianco della pagina da cui emergono e che fa di tutto per inghiottirle e che da esse – da quelle zampette di animale notturno – viene graffiata.

Per finire, un consiglio per gli aspiranti.
Non imitate – potete solo far peggio e, in ogni caso, arrivare secondi. Non provate a immaginare la ricezione del vostro testo – nessuno, neppure gli editor più scafati, sa farlo davvero. Non usate trucchetti per compiacere chicchessia – sono sempre le parti più deboli dei testi. Non abbiate paura dei sentimenti ma evitate il sentimentalismo. Non abbiate paura del pensiero, anche espresso in maniera diretta, ma evitate il sentenzioso.

Ricapitolando.
Appuntamento martedì 30 novembre, ore 19,30 con Mario Capello e I contrasti come motore della storia.
Chi fosse interessanto a questa lezione singola scriva a incipit.mavi@gmail.com





Intervista a Davide Musso

5 11 2010

Martedì 9 novembre la quinta lezione di Incipit è con Davide Musso, scrittore di Vita di traverso ed editor di Terre di Mezzo che ci parlerà delle due forme per eccellenza della narrativa: racconto e romanzo.

Iniziamo con una domanda “facile facile”… perché scrivi?
Vorrei rispondere romanticamente che scrivo perché non posso farne a meno, e forse è davvero così, in un certo senso. Altrimenti non si spiegherebbe perché mi ostini a portare avanti un’attività che mi procura tante ansie e grattacapi, e che mi risulta faticosissima (ma che mi dà anche delle soddisfazioni, quando riesco a mettere nero su bianco quello che ho in testa). Diciamo che scrivo perché è una delle poche cose che so fare in maniera decente.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Avessi un metodo sarei la persona più felice della terra. Al momento il mio obiettivo è quello di scrivere almeno un po’ ogni giorno, ma per mille motivi non ci sono ancora riuscito. Dove: di solito a casa. Come: sul portatile. Quando: nottetempo.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
La seconda che hai detto. Bisogna lavorare duro, certo partendo da un’idea iniziale che ti si può anche presentare come un’“illuminazione” o qualcosa del genere, ma che lascia il tempo che trova se non ci si spende del tempo e, come dicevo, della gran fatica.

Chi è il tuo lettore ideale? E pensi che serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Il lettore ideale… non saprei, ne ho così pochi. Mi piace immaginare che sia una persona che ama farsi delle domande, anche scomode, e che non accetta per buone le verità preconfezionate (né per assolute e incontrovertibili le “verità” in genere). Far leggere in anteprima il manoscritto a qualcuno di fidato e non compiacente credo sia fondamentale.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Sono cambiati nel tempo, e sono svariati. Tra quelli che resistono, per vari motivi, e le scoperte recenti direi da Calvino a Stephen King, e poi Carver, Cormac McCarthy, DeLillo e Richard Price. In altri campi, anche qui, ci vorrebbe troppo tempo. Amo molto la musica: R.E.M., Pink Floyd, Springsteen, U2 (fino ad Achtung Baby), Nick Cave, The Clash, i Cure; di recente ho scoperto i Manchester Orchestra che secondo me sono fenomenali. In pittura Picasso, Van Gogh, Edward Hopper, Emilio Tadini, ma rischio di sembrare banale. Mi piacciono le fotografie di Robert Frank.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anche io voglio scrivere così”? Quello “posso fare meglio di così”?
Alla prima domanda risponderei: tanti, troppi. Se rispondessi alla seconda sarei forse presuntuoso, ma è vero che si pubblicano troppi libri che non valgono nulla.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo affronti?
La prima stesura, ogni parola. La riscrittura, ogni parola. Lo affronto in modo diverso a seconda del giorno e dell’umore (e della stanchezza). Se è buono, mi metto al lavoro, altrimenti passo la mano.

Come affronti le critiche?
Con gratitudine se sincere, motivate, costruttive.

La tua lezione per Incipit è intitolata “Racconto e romanzo”: ce la presenti in poche parole?
Non sono un docente di scrittura creativa (se volete farvi rimborsare i soldi spesi per questa lezione forse fate ancora in tempo), ma una persona che scrive e che, per vivere, lavora come editor. Porterò quindi la mia esperienza personale da una parte e dall’altra della barricata per capire come muoversi, a grandi linee, nella stesura di un testo, e come presentarlo – o non presentarlo – a un editore.

Per finire, un consiglio per gli aspiranti.
Tenete duro, ascoltate i consigli degli altri, non credetevi degli intoccabili: nessuno lo è.

Ricapitolando.
Appuntamento martedì 9 novembre, ore 19,30 con Davide Musso e Racconto e romanzo.
Chi fosse interessanto a questa lezione singola scriva a incipit.mavi@gmail.com





Ancora tre giorni, ancora dodici giorni

1 10 2010

Il conto alla rovescia è quasi iniziato: mancano dodici giorni all’inizio della terza edizione di Incipit.

La prima lezione del 12 ottobre verrà inaugurata da Emiliano Poddi, scrittore che per Instar Libri ha pubblicato i romanzi Tre Volte Invano, finalista al Premio Strega nel 2007, e Albòran, uscito quest’anno.
Poddi sarà il primo di dieci insegnanti, scrittori, editor, sceneggiatori, esperti di comunicazione che apriranno per voi la cassetta degli attrezzi di chi fa della scrittura una professione, e vi aiuteranno a trovare la chiave per dischiudere lo scrigno della vostra creatività.

Un calendario ricco, dieci lezioni di due ore ognuna a cadenza settimanale per compiere un percorso all’interno del mondo della scrittura: da ottobre a dicembre, ogni martedì sera dalle 19,30 alle 21,30.

E se vi sbrigate potete ancora approfittare della nostra promozione: iscrivetevi entro lunedì 3 ottobre per avere uno sconto sulla quota.

Cosa aspettate? Avete ancora tre giorni.
Scaricate il modulo d’iscrizione e inviatelo al nostro indirizzo mail.
Contattateci per ogni informazione desideriate.
Fate fiorire la vostra creatività.





Un mese a Incipit!

13 09 2010





Paroxetina di Marta Rivetti

26 05 2010

La nostra ex-corsista Marta Rivetti ha pubblicato una raccolta di racconti per i tipi della Pascal.

La raccolta si intitola Paroxetina ed è anche un blog che trovate qui.

Il libro costa 10 euro e potete acquistarlo presso la libreria Massena 28 di Torino, presso il sito della casa editrice o presso il sito di IBS.

Complimenti dallo staff di Incipit alla brava Marta Rivetti per la sua pubblicazione!





Intervista a Elena Varvello

2 04 2010

Martedì 6 aprile Elena Varvello ci parlerà di “Finali e illuminazioni” nella quinta lezione di Incipit.

Iniziamo con una domanda facile facile… perché scrivi?

È una domanda a cui credo sia impossibile rispondere in modo articolato. Ci sono decine, forse centinaia, di ragioni diverse. La scrittura e le storie sono una parte di me, tutto qui. Non sono poi troppo diverse dal mio cuore che batte. Sono un altro cuore che batte, semplicemente.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?

Scrivo tutti i giorni, quando non sono al lavoro – e quando sono al lavoro, parlo comunque di ciò che scrivono gli altri. Scrivo dalla mattina fino al tardo pomeriggio, con una pausa molto veloce per mangiare qualcosa, in una stanza da cui, fortunatamente, si vedono alberi e cielo.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?

Una volta pensavo che fosse giusto aspettare. Credevo molto nell’ispirazione. Aspettavo. Adesso, credo soltanto nel lavoro, nella costanza e nel fatto che le cose vanno cercate, con pazienza e tutti i giorni. Anche le storie.

Chi è il tuo lettore ideale? E pensi che serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?

Non posso descrivere il mio lettore ideale.  Credo d’essere io stessa, in fondo, il mio lettore ideale, la parte di me che legge libri e che giudica ciò che legge e che sa essere inflessibile e spietata. Poi, certo, è importante avere qualcuno che legge quello che stai scrivendo. Nel mio caso, si tratta di mio marito, perché anche lui, come me, sa essere inflessibile con quello che scrivo.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?

Pochi, ma adorati e riletti di continuo. Alice Munro, Anne Tyler, Elisabeth Strout, Raymond Carver, Goffredo Parise, Anton Cechov.

Qual è stato il libro che ti ha fatta pensare “anche io voglio scrivere così”? Quello “posso fare meglio di così”?

“Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, di Raymond Carver, e “Il sogno di mia madre”, di Alice Munro.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo affronti?

Sicuramente, per quanto mi riguarda, il confronto con una prima stesura. Terribile. La sempre rinnovata scoperta di quanto si sia limitati. L’unica cosa da fare è continuare a lavorare, avere il coraggio di disfare ciò che non va, di eliminare ciò che non serve. Riscrivere e riscrivere ancora, se è necessario. Credo che sia questo il talento.

Come affronti le critiche?

Be’, bisogna imparare ad accettarle, no? Ciascuno di noi se lo dice. Anche se non è semplice, non lo è affatto. Ma col tempo s’impara a ridimensionare le cose, a trattenerle, se è utile, e a lasciarle andare, se non lo è. La scrittura è una partita che si gioca con se stessi, non certo coi recensori.

La tua lezione per Incipit riguarda i finali: ce la presenti in poche parole?

Il finale di un racconto – perché è sul racconto che mi concentrerò – è per me la parte più entusiasmante, sia come lettrice che come scrittrice. Leggeremo alcuni finali molto belli, importanti, ne parleremo, ci ragioneremo su e poi, magari, proveremo a immaginare un finale diverso per uno di quei racconti.

Per finire, un consiglio per gli aspiranti.

Be’, ma siamo tutti comunque aspiranti.  Pubblicare un libro è molto, molto importante, ma non significa che si smetta di esserlo. Io non ho smesso, almeno. Quindi, per tutti noi aspiranti, l’unico consiglio che mi sento di dare è quello di lavorare duramente e sopportare le delusioni, se ce ne saranno – e ce ne saranno. Esercitare la costanza, la tenacia. Leggere moltissimo, leggere sempre, imparare dai nostri maestri e, fra le loro storie, cercare le nostre. Cercare il nostro sguardo sul mondo. Cercare una voce.

Nota biografica

Elena Varvello è poetessa e scrittrice e ha pubblicato le raccolte di poesie Perseveranza è salutare (Portofranco) e Atlanti (Canopo). Nel 2007, con la raccolta di racconti L’economia delle cose (Fandango), ha vinto il Premio Settembrini ed è stata finalista del Premio Strega, mentre nel 2008 si è aggiudicata il Premio Bagutta nella sezione Opera prima.





Intervista a Matteo B. Bianchi

23 02 2010

Stasera ricomincia Incipit, 12 lezioni presso la libreria Massena28. Il nostro primo docente è Matteo B. Bianchi autore di Generations of love.

Iniziamo con una domanda facile facile… perché scrivi?

Perché mi piace troppo leggere e mi auguro che ogni tanto qualche lettore possa provare coi miei libri quello che è capitato a me leggendo certi libri.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?

Non ho metodi, ed è un problema. In genere però scrivo la mattina  ma sono poco metodico. Per costringermi a essere più produttivo e concentrato spesso scelgo di andare in una biblioteca pubblica, circondato da gente in silenzio che studia. Lì riesco a scrivere meglio che altrove.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?

L’ispirazione originale arriva quando capita (a me è successo di avere idee fondamentali durante un concerto rock così come un viaggio in treno o al cinema, guardando un film che niente aveva a che vedere con l’intuizione che ho avuto). Diverso è il discorso per quanto riguarda il lavoro successivo: molto di quello che si scrive in un romanzo, per esempio, nasce direttamente sulla pagina, scrivendo.

Chi è il tuo lettore ideale? E pensi serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?

Non ho in mente un lettore ideale. Ho capito che (fortunatamente) i miei libri arrivano a un pubblico molto variegato, a gente anche lontanissima da me e questo mi entusiasma. Le letture ad alcuni lettori fidati in anteprima servono a chiarire alcuni dubbi, ma i dubbi fondamentali un autore deve purtroppo risolverli da solo.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?

Andy Warhol, Pedro Almodovar, Douglas Coupland, Georges Perec, PierVittorio Tondelli

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anch’io voglio scrivere così”? E quello “posso fare meglio di così”?

Ho sempre amato scrivere, ma quando a vent’anni ho letto “Ballo di famiglia” di David Leavitt è stato uno shock: mi ha sconvolto al punto che ho capito che volevo diventare uno scrittore anch’io, che da quel momento mi sarei impegnato per raggiungere quello scopo. Non penso spesso “Posso fare meglio di questo autore”. Penso piuttosto “Io un libro del genere non lo scriverei mai”.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo superi?

Quando la fine del romanzo è ancora lontana e allo stesso tempo sei già così avanti nella stesura del libro che non puoi più abbandonarlo. A me crea veri e propri abissi di scoramento. Per superarlo spesso mi metto a scrivere le parti finali del romanzo: mi aiuta a vedere la luce in fondo al tunnel.

Come affronti le critiche?

Se provengono da persone che stimo o che so essere sincere, benissimo: mi aiutano molto a migliorare. Ma le critiche maligne e anonime (per esempio alcune cattiverie sui miei libri che a volte ho letto su internet) mi feriscono, soprattutto per la loro gratuità.

La tua lezione per Incipit parla di come scegliere e farsi scegliere da un editore: ce la presenti in poche parole?

In breve: per aspirare ad entrare nel mondo editoriale non c’è niente di meglio che conoscerlo. L’esordiente deve capire quali sono le riviste, gli editori adatti al tipo di testi che scrive. E’ un enorme passo avanti.

Per finire, un consiglio agli aspiranti.

Leggete molto, soprattutto sforzatevi di confrontarvi coi testi di altri esordienti. Vi aiuteranno moltissimo a capire quali errori non ripetere e cosa invece perfezionare dei vostri racconti o romanzi.

Nota biografica

Matteo B. Bianchi vive e lavora a Milano. Ha pubblicato Generations of love uscito per Baldini & Castoldi nel 1999. Seguono Fermati tanto così e Esperimenti di felicità provvisoria entrambi per Baldini Castoldi Dalai. Autore televisivo (Very Victoria e Victor Victoria) e teatrale (Bigodini), ha creato la trasmissione Dispenser di RadioRai2 e il web magazine ‘tina.

Promemoria in conclusione

La lezione di Matteo B. Bianchi Scegliere un editore, farsi scegliere da un editore si terrà martedì 23 febbraio.





Manca una settimana a Incipit

16 02 2010

Meno 7 giorni all’avvio della seconda edizione di Incipit, il corso di scrittura creativa a cui non manca mai la voce. Sono 12 infatti le nostre lezioni tenute da altrettanti scrittori, giornalisti, editor e professionisti della parola. Un corso democratico di due ore la settimana, dalle 19,30 alle 21,30 presso la libreria Massena 28 di Torino.

Si parte il 23 febbraio con Matteo B. Bianchi.

Qui trovate il calendario completo. Qui le bio dei docenti. Qui le info per iscrivervi.

Vi aspettiamo!





Ancora due giorni per lo sconto!

7 02 2010

Inizia a scrivere.

Incipit ricomincia il 23 febbraio! E fino a quel giorno avete tempo per iscrivervi all’unico corso di scrittura a più voci democratico, libero e competente.

Ma se volete lo sconto, affrettatevi: entro il 10 febbraio avrete Incipit a 300 euro invece di 320.

Gli insegnanti della seconda edizione sono: Matteo B. Bianchi, Camilla Corsellini, Marco Drago, Gian Luca Favetto, Luca Indemini, Marco Lazzarotto, Marco Peano, Giorgio Vasta, Elena Varvello e Guido Barosio. Il calendario completo lo trovate qui.
Il corso dura 12 lezioni a cadenza settimanale, dalle 19,30 alle 21,30 presso la Libreria Massena28 (Via Massena 28, www.massena28.com) di Torino.

Per informazioni e preiscrizioni scrivere a incipit.mavi@gmail.com, oppure telefonare allo 0115681564 o al 3385816449. www.incipitcorsi.wordpress.com per news e dettagli.





Intervista a Stefano Delprete

22 01 2010

Martedì 26 gennaio, ultima lezione della prima edizione di Incipit in compagnia di Stefano Delprete di Instar Libri.

Iniziamo con una domanda facile facile… come sei diventato editor?
Quello dell’editor è uno dei molti lavori che ho fatto nel mondo editoriale. Diciamo che la domanda sarebbe da ribaltare in questo modo: quando hai capito di voler lavorare nell’editoria? La risposta allora sarebbe: prestissimo, da quando mi sono accorto che nella vita mi sarebbe toccato lavorare.

Parliamo del tuo metodo: lavori in tandem con l’autore o preferisci fare degli interventi più “decisi”?
Per me è fondamentale un confronto diretto con l’autore, altrimenti l’editing è inutile e diventa un semplice lavoro di “correzione”. Il lavoro sul testo serve soprattutto all’autore, serve per formare e rafforzare la sua scrittura, serve per il futuro oltre che per il testo in questione. Per  questo motivo è imprescindibile il rapporto umano.

Cosa pensi faccia funzionare un testo?
Non c’è una regola, non esiste una formula matematica per cui un testo funziona o non sta in piedi. Ci sono troppe variabili che intervengono, diciamo che più un autore conosce e gestisce con consapevolezza la variabili del suo romanzo, più il testo ha buone possibilità di funzionare.

In base a quali criteri pensi che un libro sia degno di pubblicazione?
Ci sono molte valutazioni da fare, e non bisogna dimenticare quelle prettamente commerciali. Le case editrici sono aziende che attraverso la cultura devono mantenersi perché questo vuol dire poter continuare con il proprio lavoro di ricerca, la propria autonomia, la propria personalità. Prima di tutto, però, per essere degno di pubblicazione, un testo deve avere qualcosa di unico, deve essere uno sguardo che dà al lettore anche un solo strumento in più per affrontare quello che lo circonda. Basta che sappia dare un nome nuovo a una semplice sfumatura di un colore e che lo faccia per sempre e quel testo è degno di pubblicazione.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Per citare Eco, sarebbe una vertigine della lista… Faccio tre nomi soltanto, tre autori italiani che secondo me sono i pilastri della letteratura del Novecento: Fenoglio, Landolfi, Gadda.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “avrei voluto editarlo io”? E quello “se ci avessi lavorato io, non ne rimaneva nemmeno una virgola”?
Più che libri da editare, avrei voluto avere autori con cui confrontarmi e con cui parlare del loro lavoro di scrittori o editori: incontrare Pasolini, parlare di scrittura con Arpino, scambiarsi opinioni con Vittorio Sereni e Niccolò Gallo. Ecco, questo è il mondo dei sogni. Per quanto riguarda i contemporanei, mi piacerebbe poter lavorare con due autori molto diversi tra loro come Piersandro Pallavicini e Mauro Covacich.
Più che libri da rifare, mi piacerebbe ogni tanto mettere mano a certe alette di copertina, ad alcuni proclami che spesso fanno più male che bene agli autori esordienti…

Quali sono gli errori più ricorrenti in un testo?
La scelta della strada facile, del clichè, del luogo comune. Tutto nasce spesso dalla fretta di voler dire, dall’esigenza espressiva che va a scapito delle esigenze della lingua. Si dimentica spesso che la scrittura è pazienza.

Le scelte dell’editor sono oro colato oppure si può sbagliare?
L’editor sbaglia come e più dell’autore. Semplicemente è uno sguardo altro su un testo. Uno sguardo professionale, attento a certi particolari piuttosto che ad altri, ma uno sguardo assolutamente fallibile per fortuna. La letteratura non è perfezione.

La tua lezione per Incipit riguarda il sistema dell’editoria: ce la presenti in poche parole?
Come dicevo prima, lavoro da anni nel mondo editoriale e ho coperto un po’ tutti i ruoli. Molto spesso chi scrive non sa cosa succede a un libro prima di nascere e cosa poi gli succede subito dopo, non conosce le dinamiche  e i tempi che regolano pubblicazioni e gran rifiuti… Ecco, vorrei spiegare a chi scrive con chi e come, in caso di pubblicazione, dovrà avere a che fare…

Per finire, un consiglio agli aspiranti.
Voglio fare l’elogio della “prima stesura”: liberare la penna da ogni dubbio e lasciarla andare, divertendosi sempre un po’. Per rileggere c’è tempo, così per correggere e per capire cosa si è scritto. Nessun testo può o deve nascere perfetto.

Nota biografica

Stefano Delprete è nato a Cuneo nel 1974. Da undici anni lavora nel mondo dell’editoria. Abita a Torino dove lavora come editor per Instar libri e Blu Edizioni. In passato è stato editor per Alet e per Gribaudo.

Promemoria in conclusione

La lezione di Stefano Delprete “Il sistema dell’editoria: come proporsi e cosa proporre a un editore; le case editrici, le agenzie letterarie, i concorsi” si terrà martedì 26 gennaio.








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