Intervista a Davide Musso

5 11 2010

Martedì 9 novembre la quinta lezione di Incipit è con Davide Musso, scrittore di Vita di traverso ed editor di Terre di Mezzo che ci parlerà delle due forme per eccellenza della narrativa: racconto e romanzo.

Iniziamo con una domanda “facile facile”… perché scrivi?
Vorrei rispondere romanticamente che scrivo perché non posso farne a meno, e forse è davvero così, in un certo senso. Altrimenti non si spiegherebbe perché mi ostini a portare avanti un’attività che mi procura tante ansie e grattacapi, e che mi risulta faticosissima (ma che mi dà anche delle soddisfazioni, quando riesco a mettere nero su bianco quello che ho in testa). Diciamo che scrivo perché è una delle poche cose che so fare in maniera decente.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Avessi un metodo sarei la persona più felice della terra. Al momento il mio obiettivo è quello di scrivere almeno un po’ ogni giorno, ma per mille motivi non ci sono ancora riuscito. Dove: di solito a casa. Come: sul portatile. Quando: nottetempo.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
La seconda che hai detto. Bisogna lavorare duro, certo partendo da un’idea iniziale che ti si può anche presentare come un’“illuminazione” o qualcosa del genere, ma che lascia il tempo che trova se non ci si spende del tempo e, come dicevo, della gran fatica.

Chi è il tuo lettore ideale? E pensi che serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Il lettore ideale… non saprei, ne ho così pochi. Mi piace immaginare che sia una persona che ama farsi delle domande, anche scomode, e che non accetta per buone le verità preconfezionate (né per assolute e incontrovertibili le “verità” in genere). Far leggere in anteprima il manoscritto a qualcuno di fidato e non compiacente credo sia fondamentale.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Sono cambiati nel tempo, e sono svariati. Tra quelli che resistono, per vari motivi, e le scoperte recenti direi da Calvino a Stephen King, e poi Carver, Cormac McCarthy, DeLillo e Richard Price. In altri campi, anche qui, ci vorrebbe troppo tempo. Amo molto la musica: R.E.M., Pink Floyd, Springsteen, U2 (fino ad Achtung Baby), Nick Cave, The Clash, i Cure; di recente ho scoperto i Manchester Orchestra che secondo me sono fenomenali. In pittura Picasso, Van Gogh, Edward Hopper, Emilio Tadini, ma rischio di sembrare banale. Mi piacciono le fotografie di Robert Frank.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anche io voglio scrivere così”? Quello “posso fare meglio di così”?
Alla prima domanda risponderei: tanti, troppi. Se rispondessi alla seconda sarei forse presuntuoso, ma è vero che si pubblicano troppi libri che non valgono nulla.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo affronti?
La prima stesura, ogni parola. La riscrittura, ogni parola. Lo affronto in modo diverso a seconda del giorno e dell’umore (e della stanchezza). Se è buono, mi metto al lavoro, altrimenti passo la mano.

Come affronti le critiche?
Con gratitudine se sincere, motivate, costruttive.

La tua lezione per Incipit è intitolata “Racconto e romanzo”: ce la presenti in poche parole?
Non sono un docente di scrittura creativa (se volete farvi rimborsare i soldi spesi per questa lezione forse fate ancora in tempo), ma una persona che scrive e che, per vivere, lavora come editor. Porterò quindi la mia esperienza personale da una parte e dall’altra della barricata per capire come muoversi, a grandi linee, nella stesura di un testo, e come presentarlo – o non presentarlo – a un editore.

Per finire, un consiglio per gli aspiranti.
Tenete duro, ascoltate i consigli degli altri, non credetevi degli intoccabili: nessuno lo è.

Ricapitolando.
Appuntamento martedì 9 novembre, ore 19,30 con Davide Musso e Racconto e romanzo.
Chi fosse interessanto a questa lezione singola scriva a incipit.mavi@gmail.com





Intervista a Stefano Delprete

22 01 2010

Martedì 26 gennaio, ultima lezione della prima edizione di Incipit in compagnia di Stefano Delprete di Instar Libri.

Iniziamo con una domanda facile facile… come sei diventato editor?
Quello dell’editor è uno dei molti lavori che ho fatto nel mondo editoriale. Diciamo che la domanda sarebbe da ribaltare in questo modo: quando hai capito di voler lavorare nell’editoria? La risposta allora sarebbe: prestissimo, da quando mi sono accorto che nella vita mi sarebbe toccato lavorare.

Parliamo del tuo metodo: lavori in tandem con l’autore o preferisci fare degli interventi più “decisi”?
Per me è fondamentale un confronto diretto con l’autore, altrimenti l’editing è inutile e diventa un semplice lavoro di “correzione”. Il lavoro sul testo serve soprattutto all’autore, serve per formare e rafforzare la sua scrittura, serve per il futuro oltre che per il testo in questione. Per  questo motivo è imprescindibile il rapporto umano.

Cosa pensi faccia funzionare un testo?
Non c’è una regola, non esiste una formula matematica per cui un testo funziona o non sta in piedi. Ci sono troppe variabili che intervengono, diciamo che più un autore conosce e gestisce con consapevolezza la variabili del suo romanzo, più il testo ha buone possibilità di funzionare.

In base a quali criteri pensi che un libro sia degno di pubblicazione?
Ci sono molte valutazioni da fare, e non bisogna dimenticare quelle prettamente commerciali. Le case editrici sono aziende che attraverso la cultura devono mantenersi perché questo vuol dire poter continuare con il proprio lavoro di ricerca, la propria autonomia, la propria personalità. Prima di tutto, però, per essere degno di pubblicazione, un testo deve avere qualcosa di unico, deve essere uno sguardo che dà al lettore anche un solo strumento in più per affrontare quello che lo circonda. Basta che sappia dare un nome nuovo a una semplice sfumatura di un colore e che lo faccia per sempre e quel testo è degno di pubblicazione.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Per citare Eco, sarebbe una vertigine della lista… Faccio tre nomi soltanto, tre autori italiani che secondo me sono i pilastri della letteratura del Novecento: Fenoglio, Landolfi, Gadda.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “avrei voluto editarlo io”? E quello “se ci avessi lavorato io, non ne rimaneva nemmeno una virgola”?
Più che libri da editare, avrei voluto avere autori con cui confrontarmi e con cui parlare del loro lavoro di scrittori o editori: incontrare Pasolini, parlare di scrittura con Arpino, scambiarsi opinioni con Vittorio Sereni e Niccolò Gallo. Ecco, questo è il mondo dei sogni. Per quanto riguarda i contemporanei, mi piacerebbe poter lavorare con due autori molto diversi tra loro come Piersandro Pallavicini e Mauro Covacich.
Più che libri da rifare, mi piacerebbe ogni tanto mettere mano a certe alette di copertina, ad alcuni proclami che spesso fanno più male che bene agli autori esordienti…

Quali sono gli errori più ricorrenti in un testo?
La scelta della strada facile, del clichè, del luogo comune. Tutto nasce spesso dalla fretta di voler dire, dall’esigenza espressiva che va a scapito delle esigenze della lingua. Si dimentica spesso che la scrittura è pazienza.

Le scelte dell’editor sono oro colato oppure si può sbagliare?
L’editor sbaglia come e più dell’autore. Semplicemente è uno sguardo altro su un testo. Uno sguardo professionale, attento a certi particolari piuttosto che ad altri, ma uno sguardo assolutamente fallibile per fortuna. La letteratura non è perfezione.

La tua lezione per Incipit riguarda il sistema dell’editoria: ce la presenti in poche parole?
Come dicevo prima, lavoro da anni nel mondo editoriale e ho coperto un po’ tutti i ruoli. Molto spesso chi scrive non sa cosa succede a un libro prima di nascere e cosa poi gli succede subito dopo, non conosce le dinamiche  e i tempi che regolano pubblicazioni e gran rifiuti… Ecco, vorrei spiegare a chi scrive con chi e come, in caso di pubblicazione, dovrà avere a che fare…

Per finire, un consiglio agli aspiranti.
Voglio fare l’elogio della “prima stesura”: liberare la penna da ogni dubbio e lasciarla andare, divertendosi sempre un po’. Per rileggere c’è tempo, così per correggere e per capire cosa si è scritto. Nessun testo può o deve nascere perfetto.

Nota biografica

Stefano Delprete è nato a Cuneo nel 1974. Da undici anni lavora nel mondo dell’editoria. Abita a Torino dove lavora come editor per Instar libri e Blu Edizioni. In passato è stato editor per Alet e per Gribaudo.

Promemoria in conclusione

La lezione di Stefano Delprete “Il sistema dell’editoria: come proporsi e cosa proporre a un editore; le case editrici, le agenzie letterarie, i concorsi” si terrà martedì 26 gennaio.





Intervista a Marco Peano

27 10 2009

Marco Peano, editor torinese per Einaudi, insegnante di scrittura, scrittore lui stesso e molto altro ancora, è l’insegnante della seconda lezione di Incipit, che si terrà oggi. Autore di numerosi racconti, pubblicati su antologie come Gli intemperanti (Meridiano Zero) e Help! The Beatles! (Lampi di Stampa), lo raggiungiamo per una breve intervista.

Peano_bassaIniziamo con una domanda facile facile… perché scrivi?

Perché non posso farne a meno.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?

A casa, sul mio Mac, quando sono certo che intorno non ci sia nessuno.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?

Penso che esistano le idee, e che bisogna avere gli occhi ben aperti per coglierle. E poi bisogna cercare dentro di sé la forza di volontà per metterle su carta.

Chi è il tuo lettore ideale? E pensi serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?

Ho pubblicato solo dei racconti in antologie collettive, quindi non sono a tutti gli effetti considerabile uno “scrittore”, anche se mi occupo quotidianamente delle scritture altrui. Non so se esista un lettore ideale, ma qualcuno di fidato con cui confrontarsi serve sempre (una persona sincera, possibilmente qualcuno al quale non si sia legati da parentele o vincoli affettivi).

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?

Posso dirti qual è uno degli autori che mi interessa di più al momento: Philip Roth.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anch’io voglio scrivere così”? E quello “posso fare meglio di così”?

Molti anni fa, leggendo “It” di Stephen King, ho formulato il primo pensiero. Più recentemente, leggendo uno dei suoi ultimi romanzi, “Cell”, ho formulato il secondo. Ma non (solo) perché fossi cresciuto io, era il Re in persona che -evidentemente- non aveva avuto granché voglia di lavorare al suo testo.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo superi?

Quando vorresti scrivere ma fisicamente in quel momento non puoi. E hai l’impressione che se non ti annoti all’istante quell’idea che ti sta attraversando la testa, la perderai per sempre e il tuo progetto fallirà. Lo si supera mettendosi a scrivere, magari scoprendo che proprio quell’idea che ti era sembrata geniale in realtà non lo è poi così tanto. Ma altre ne arriveranno, semplicemente lavorando sodo.

Come affronti le critiche?

Cercando di capire perché mi vengono mosse.

La tua lezione per Incipit riguarda l’incipit e la fine delle storie: ce la presenti in poche parole?

Sono due parti molto delicate del testo, dove spesso si commettono degli errori grossolani. Cerco di ragionare insieme agli allievi sulla scelta delle informazioni da dare e da non dare.

Per finire, un consiglio per gli aspiranti.

Leggete tutto, scrivete di tutto. Ma ricordatevi anche dell’importanza della rilettura: dovrebbe essere l’autore, il primo editor di se stesso.








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