Martedì 13 aprile avremo Luca Indemini con la sua lezione dal titolo “Radio e giornalismo”.
Quando hai capito che avresti fatto il giornalista?
La passione è nata presto: in quarta elementare ho dato vita assieme a due compagni di classe al “Provolone”, mensile della sezione B della scuola Don Milani. È durato tre numeri. Dopo altre esperienze alle medie, ho iniziato a vedere la possibilità di “fare il giornalista”, in quarta liceo, quando col progetto “Scrivere il giornale” ho iniziato a collaborare con Torinosette. Poi è arrivata la Radio Flash, varie collaborazioni, alcune continuano tutt’ora. A bene guardare sto ancora cercando di fare il giornalista, perché con la crisi del settore non è poi così facile ritagliarsi uno spazio stabile. Come in molti settori vige un imperativo: precariato.
Ci racconti il tuo metodo, nello scrivere un articolo?
La scrittura di un articolo è divisa in due parti: la raccolta dei dati (intervista, comunicati stampa, presenza sul campo) e stesura del pezzo. Di solito già mentre studio il materiale inizia a formarsi l’idea dell’attacco; curioso, all’inizio era il mio incubo, ora nasce quasi spontaneo. Una volta costruita in testa la struttura del pezzo, inizio a scrivere. Il migliore stimolo a completare il racconto, sono le telefonate dalla redazione che ti chiedono di chiudere in fretta.
E nel preparare la scaletta per un programma radiofonico?
Dopo più di dieci anni di esperienza, molte volte capita di sedersi davanti al microfono senza scaletta e senza pezzi (a Radio Flash, come in tutte le realtà radiofoniche più piccole, il conduttore è anche regista e selezionatore della musica), poi basta la sollecitazione di un ascoltatore o una notizia che hai sentito nel corso della giornata per trovare la strada da seguire. In questo devo dire che Internet ha dato un grande aiuto, perché da un semplice spunto puoi fare ricerche rapide, magari mentre sta andando un brano, e rientrare in voce preparatissimo. Quando il tempo lo permette, la costruzione della scaletta è fondamentalmente incentrata sul tentativo di creare un legame e un equilibrio tra i brani e i temi affrontati, il racconto radiofonico mescola musica e parole.
Quali sono, se ci sono, le differenza tra il giornalismo radiofonico e quello su carta stampata?
Quella fondamentale è legata al tempo. La radio è qui e ora, vai in diretta, racconti l’evento ed è tutto finito. Con la carta stampata il lavoro inizia dove finisce quello radiofonico: solo dopo aver seguito l’evento o realizzato l’intervista, scrivi il pezzo. Ad accomunarli, la presenza di un’unità di misura – tempo in radio, spazio in termini di battute sulla carta stampata – che diventa il limite entro il quale muoverti e ti costringe a scegliere bene le parole, per dire tutto nello spazio a disposizione.
Raccontaci una giornata tipo in radio.
Direi che una giornata tipo in radio non esiste. La radio è fatta di “tempo reale” e quindi imprevisti – l’ospite per l’intervista non risponde al telefono –, e ultime notizie – un’Ansa improvvisa che scompagina la trasmissione o segnalazioni da parte di ascoltatori con lo stesso effetto – che rendono tutte le giornate diverse. La scansione temporale normale però prevede di arrivare negli studi almeno un’ora prima della messa in onda per preparare la musica e i tempi della trasmissione, concordare e confermare interviste e interventi, poi scocca l’ora “X”, si apre il microfono e almeno il 50% di quello che avevi preparato cambierà in corsa…
Cosa pensi dell’ispirazione? Serve anche per scrivere un buon articolo o trovare un buono spunto per una puntata?
Nella scrittura, credo che sia fondamentale per trovare l’attacco giusto ed è assolutamente necessaria se si scrive pensando al lettore e dunque si cerca non solo di dare un’informazione o una notizia, ma anche di renderla piacevole da leggere. Leggendo i giornali si vede che non sempre l’aspetto stilistico viene tenuto in considerazione, ma credo sia un errore. In radio, penso che l’ispirazione sia più che altro come la lampadina di Archimede, ogni tanto si accende una bella idea – spesso mentre uno è in onda – e magari nascono così rubriche o trasmissioni.
Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
L’elenco sarebbe molto lungo, adoro divorare libri anche molto diversi tra loro. Dovendo citare qualche nome, sicuramente Saramago per il suo stile inconfondibile, e Don Delillo per la sua narrativa estremamente cinematografica. Mescolando musica e racconto, mi piace tantissimo Bruce Springsteen: ha una capacità descrittiva fotografica nei suoi testi. E radiofonicamente direi Jack Folla, col suo Alcatraz su Radio Due ha creato qualcosa di veramente innovativo.
Quali sono i momenti “no” del lavoro di giornalista?
Quando devi seguire un argomento di cui non te ne può importare di meno. Però ti tocca e allora cerchi di farlo al meglio, pensando che tra chi ti leggerà/ascolterà ci sarà sicuramente qualcuno a cui interessa. Questo dal punto di vista lavorativo: più in generale il lungo momento “no” è vedere che ad alto livello girano sempre gli stessi nomi, c’è poco spazio per i giovani e purtroppo non sempre è sufficiente fare bene il proprio lavoro.
La tua lezione per Incipit è intitolata “Radio e giornalismo”: ce la presenti in poche parole?
Quando mi è stato chiesto di pensare a un titolo, pensando all’aspetto radiofonico, mi è venuto “scripta volant”: la scrittura radiofonica è fatta per volare nell’etere e non per restare sulla pagina. Pensandoci anche quella su carta stampata non resta come sui libri, il giorno dopo viene usata per incartare le uova. È una buona palestra per non attaccarsi troppo a quello che si è creato.
L’aspetto principale che le accomuna è la presenza di paletti ben precisi – tempo, spazio, argomento – che ti obbligano a seguire un binario. Credo che sia un esercizio utile, un’ottima palestra per qualsiasi tipo di scrittura.
Per finire, un consiglio agli aspiranti.
Qualunque sia l’aspirazione, continuare ad aspirare, anche dopo le prime difficoltà. In capo giornalistico – credo altrettanto se non di più in quello letterario – non c’è un percorso garantito (meglio le scuole di giornalismo o la pratica sul campo? Devo conoscere qualcuno o inizio a bussare porte a caso?), si deve cercare di entrare dalla finestra e poi fare di tutto per restare dentro. Dunque la passione è il vero motore indispensabile.
Nota biografica
Luca Indemini, classe 1975, vive e lavora a Torino. È autore e speaker di Radio Flash Popolare Network, su cui ogni giorno conduce Flash International, e di Gru Radio. È giornalista de La Stampa.









