Incipit va in vacanza

9 01 2011

A causa di nuovi progetti, spostamenti di sede e trasferte, Incipit si ferma per qualche mese.

Intanto se siete interessati sbirciate da queste parti e scriveteci per esere inseriti in mailing list.

Noi vi avviseremo appena i nostri corsi ripartiranno.





Intervista a Alberto Robiati

10 12 2010

Martedì 14 dicembre, ultima lezione di Incipit con Alberto Robiati, esperto di comunicazione e creatività, formatore, consulente e coach, fondatore e direttore del Laboratorio Creativo. E’ anche autore (teatro, televisione, radio, web) e giornalista. Ci parlerà di “come allenare la creatività nella vita di tutti i giorni”.

Iniziamo con una domanda “facile facile”: siamo tutti creativi?
Se siamo esseri umani, sì! In altre parole: donne, uomini, bambini, nonni, zii, anche i vicini di casa, tutti abbiamo a disposizione una dotazione di “capacità creativa”. Perciò, forse, dovremmo chiederci se siamo umani oppure no, anziché se siamo creativi oppure no…

Cos’è la creatività per te? Ispirazione e creatività sono la stessa cosa?
Per me, personalmente intendo, la creatività è una riserva di ossigeno, un’ancora di salvezza, una stella guida nella notte… Se non avessi utilizzato la mia creatività non sarei saldo sulle mie gambe (metaforicamente parlando).
Più in generale credo che la creatività sia per ognuno di noi linfa vitale. Non tanto perché può renderci artisti, vincenti, sexy, ricchi e potenti, quanto perché ci consente un’operazione essenziale nel quotidiano: adattarci alla vita. Cioè trovare modalità di farcela passare, e bene, ricavandoci zone di conforto e benessere per l’animo, anche nelle avversità o, più banalmente, nel “fastidio” del tram pieno di gente del lunedì mattina.

Tu fai il coach e scrivi: riesci a portare i tuoi insegnamenti nella tua scrittura?
Soltanto l’insegnamento, che non è “mio”, di allenare ogni istante, metodicamente, la sensibilità e la capacità di osservazione del mondo e poi di lasciar fluire e far succedere, avendo fiducia nel processo. Qualcosa arriva, a quanto pare.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Non ne ho, cerco di leggere tutto. Anche se poi finisce che preferisco Carver, Fante, Bukowski, Palahniuk, King, Pennac, Soriano, Calvino…

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anche io voglio scrivere così”? Quello “posso fare meglio di così”?
Vorrei scrivere come alcuni russi: Dostoevskij, Gogol, Checov, ma anche i più recenti Danil Charms o l’umorista Erofeev. E a proposito di umoristi, ho riletto Beppe Viola: vorrei aver scritto le cose che ha scritto lui e che hanno imitato in moltissimi in Italia.
Da un punto di vista della scrittura posso fare meglio di Fabio Volo, che secondo me è simpatico e geniale. Ma non come romanziere.

Come affronti le critiche?
Provateci e vi faccio vedere io!
A parte gli scherzi, direi abbastanza decorosamente. Fanno parte del gioco e, dopo la prima reazione in cui medito vendette d’ogni genere, riesco anche a intravederne l’utilità.

La tua lezione per Incipit è intitolata “Avventure da eroi: allenare la creatività nella vita di tutti i giorni”: ce la presenti in poche parole?
“Eroiche” sono le persone che ogni giorno fanno i conti con i “doveri” (il lavoro, le spese per la famiglia, le relazioni sociali) ma riescono sempre, con costanza e regolarità, a trovare tempo ed energie per l’appuntamento con la propria passione.
Scrivere per molti è un bisogno profondo, una necessità di espressione oppure un sogno, una speranza, un desiderio.
“L’avventura” è tradurre il proprio personale fantasticare, che è un’energia potenziale straordinaria, in azione concreta.
Questa lezione ha così la mira, un po’ ambiziosa, di stimolare a trovare – creativamente – modi e soluzioni per mettere in pratica ogni giorno la propria passione.

Per finire, un consiglio per gli aspiranti.
So che i partecipanti al percorso hanno incontrato scrittori e docenti di scrittura molto bravi e meravigliosi nel dare i giusti consigli.
Mi limito quindi soltanto a invitare ad “aspirare”, cioè a mirare a qualcosa che faccia sentire bene. Trovare il modo, tutti i giorni, di nutrire questa parte che sogna. E anche ad “aspirare tutto”, specie da altri scrittori (leggendoli) e artisti: “rubare il mestiere”, come si dice tra i falegnami!

Ricapitolando.
Appuntamento martedì 14 dicembre, ore 19,30 con Alberto Robiati e Avventure da eroi: allenare la creatività nella vita di tutti i giorni.
Chi fosse interessanto a questa lezione singola scriva a incipit.mavi@gmail.com





Incipit: “I fuochi dell’86″ di Mario Capello

28 11 2010

L’incipit di questa settimana è tratto dall’esordio di Mario Capello, I fuochi dell’86, uscito nel 2009 per Eumeswil.

Non sapevo nulla di loro. Anche se erano i miei genitori. Forse ciascuno di noi sa degli altri, anche delle persone più vicine, solo quel tanto che basta per tirare avanti. Piccole abitudini, gusti nel cibo, il colore degli occhi e i colori preferiti dei maglioni. Inezie che ci rivestono come uno strato di pelle morta, come un involucro di migliaia di cellule morte che ci rende opachi agli sguardi.
E forse è meglio così.
Eppure scoprire quanto poco sapessi dei miei genitori mi sconvolse. Adesso, a pensarci, credo che sia stato salutare. Che sia quello che ha fatto di me ciò che sono – con tutto quello che avvenne quella primavera, del resto. Scoprire ciò che scoprii fu come immergersi una seconda volta nel liquido amniotico, sguazzare in quella poltiglia rosata, e riemergerne, con il fiato corto e gli occhi che bruciano. Fu come tornare indietro nel tempo e rivedere le immagini della propria vita in una sorta di strano film con una voce fuori campo. Una voce fuori campo che commenta ciò che accade sullo schermo e getta una luce inquietante sui fatti più banali.
Ma quella strana sensazione, che ci fosse qualcuno a leggere ciò che stavo vivendo, non la provai solo retrospettivamente. In quei mesi fu una presenza costante, così come fu costante la sensazione vagamente alienata di essere parte di un film. Un film dalla fotografia un po’ sgranata, sovraesposta.
La luce, la luce di quella tarda primavera e di quell’estate, è la cosa che avrei ricordato per molti anni a venire.
A quel tempo abitavamo nei palazzi dell’azienda. Li avevano costruiti al limite del paese, dove questo si trasformava insensibilmente in campagna. Erano grandi costruzioni sgraziate. Quattro grandi palazzi tutti uguali, come quattro gemelli piantati nella campagna per resistere al vento. Per anni furono le costruzioni più alte del paese, se si escludono le ciminiere e l’impianto di raffreddamento a fungo della fabbrica. Erano, della fabbrica, un corpo esterno, un organo cresciuto a distanza. Della fabbrica avevano gli orari. La gente usciva un’ora prima del turno e rientrava un’ora dopo. L’inverno, alle cinque, potevi vedere i loro fiati mischiarsi alla nebbia alla fermata dell’autobus. D’estate, all’uscita del secondo, li vedevi tornare e scherzare tranquilli camminando per strada, nell’azzurro cupo del tramonto prolungato.
Non era facile crescere lì. Solo più tardi mi convinsi che non è facile crescere da nessuna parte. Che, forse, non c’è nulla di più difficile.





Intervista a Mario Capello

28 11 2010

Mario Capello, autore di I fuochi dell’86 uscito per i tipi di Eumeswil, è consulente editoriale ed editor. Martedì 30 novembre ci parla dei contrasti come motore per una storia.

Iniziamo con una domanda “facile facile”… perché scrivi?
Facile. E’ un bisogno – davvero. All’inizio, quando ero un ragazzino, è stato forse un bisogno per compensazione – adesso, ha qualcosa del vizio. Di certo, leggere e scrivere sono le due uniche cose che so di saper fare bene.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Adesso, poco: il lavoro, la famiglia, la lettura (un vizio vero, per me) – il tempo che mi resta è pochissimo. Quando invece ci riesco, scrivo tutti i giorni – nei momenti liberi, per un’ora alla volta, suppergiù. Al mio computer, nell’angolo della casa che chiamo il mio studio.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
Se intendiamo ispirazione in senso quasi mistico, come qualcosa che ti possiede – allora non ci credo. Intesa in senso laico – come una storia che comincia a ossessionarti, o un mood particolare o anche solo un’idea che ti devi sforzare di incarnare sulla pagina – allora esiste, ne penso bene e credo che venga da sola.

Chi è il tuo lettore ideale? E pensi che serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Il mio lettore ideale è mio fratello: colto, appassionato e con i miei stessi gusti. Questo è importante, nel vostro primo lettore: che abbia i vostri gusti.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Franzen, Richard Ford, Roth, King. Mancassola, Elena Ferrante.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anche io voglio scrivere così”? Quello “posso fare meglio di così”?
Underworld, di De Lillo. Ti prendo e ti porto via di Ammaniti.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo affronti?
La revisione. Ho una sorta di repulsione, per ciò che ho scritto – almeno per un po’. Eh, niente, visto che la revisione/riscrittura è essenziale mi ci metto d’impegno, stringo i denti e faccio quel che va fatto.

Come affronti le critiche?
Male. Sono un insicuro e ci soffro. Ma spesso ne faccio tesoro – anche perché bruciano a lungo, come sferzate.

La tua lezione per Incipit è intitolata “I conflitti come motore della storia”: ce la presenti in poche parole?
Non c’è storia senza conflitto – ma ci sono modi diversi per narrarlo, il conflitto. Il contrasto è tutto: luce e ombra, pregi e difetti. Il contrasto è ritmo. Il contrasto è, in primo luogo, quello tra il nero delle lettere e il bianco della pagina da cui emergono e che fa di tutto per inghiottirle e che da esse – da quelle zampette di animale notturno – viene graffiata.

Per finire, un consiglio per gli aspiranti.
Non imitate – potete solo far peggio e, in ogni caso, arrivare secondi. Non provate a immaginare la ricezione del vostro testo – nessuno, neppure gli editor più scafati, sa farlo davvero. Non usate trucchetti per compiacere chicchessia – sono sempre le parti più deboli dei testi. Non abbiate paura dei sentimenti ma evitate il sentimentalismo. Non abbiate paura del pensiero, anche espresso in maniera diretta, ma evitate il sentenzioso.

Ricapitolando.
Appuntamento martedì 30 novembre, ore 19,30 con Mario Capello e I contrasti come motore della storia.
Chi fosse interessanto a questa lezione singola scriva a incipit.mavi@gmail.com





Intervista a Davide Musso

5 11 2010

Martedì 9 novembre la quinta lezione di Incipit è con Davide Musso, scrittore di Vita di traverso ed editor di Terre di Mezzo che ci parlerà delle due forme per eccellenza della narrativa: racconto e romanzo.

Iniziamo con una domanda “facile facile”… perché scrivi?
Vorrei rispondere romanticamente che scrivo perché non posso farne a meno, e forse è davvero così, in un certo senso. Altrimenti non si spiegherebbe perché mi ostini a portare avanti un’attività che mi procura tante ansie e grattacapi, e che mi risulta faticosissima (ma che mi dà anche delle soddisfazioni, quando riesco a mettere nero su bianco quello che ho in testa). Diciamo che scrivo perché è una delle poche cose che so fare in maniera decente.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Avessi un metodo sarei la persona più felice della terra. Al momento il mio obiettivo è quello di scrivere almeno un po’ ogni giorno, ma per mille motivi non ci sono ancora riuscito. Dove: di solito a casa. Come: sul portatile. Quando: nottetempo.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
La seconda che hai detto. Bisogna lavorare duro, certo partendo da un’idea iniziale che ti si può anche presentare come un’“illuminazione” o qualcosa del genere, ma che lascia il tempo che trova se non ci si spende del tempo e, come dicevo, della gran fatica.

Chi è il tuo lettore ideale? E pensi che serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Il lettore ideale… non saprei, ne ho così pochi. Mi piace immaginare che sia una persona che ama farsi delle domande, anche scomode, e che non accetta per buone le verità preconfezionate (né per assolute e incontrovertibili le “verità” in genere). Far leggere in anteprima il manoscritto a qualcuno di fidato e non compiacente credo sia fondamentale.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Sono cambiati nel tempo, e sono svariati. Tra quelli che resistono, per vari motivi, e le scoperte recenti direi da Calvino a Stephen King, e poi Carver, Cormac McCarthy, DeLillo e Richard Price. In altri campi, anche qui, ci vorrebbe troppo tempo. Amo molto la musica: R.E.M., Pink Floyd, Springsteen, U2 (fino ad Achtung Baby), Nick Cave, The Clash, i Cure; di recente ho scoperto i Manchester Orchestra che secondo me sono fenomenali. In pittura Picasso, Van Gogh, Edward Hopper, Emilio Tadini, ma rischio di sembrare banale. Mi piacciono le fotografie di Robert Frank.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anche io voglio scrivere così”? Quello “posso fare meglio di così”?
Alla prima domanda risponderei: tanti, troppi. Se rispondessi alla seconda sarei forse presuntuoso, ma è vero che si pubblicano troppi libri che non valgono nulla.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo affronti?
La prima stesura, ogni parola. La riscrittura, ogni parola. Lo affronto in modo diverso a seconda del giorno e dell’umore (e della stanchezza). Se è buono, mi metto al lavoro, altrimenti passo la mano.

Come affronti le critiche?
Con gratitudine se sincere, motivate, costruttive.

La tua lezione per Incipit è intitolata “Racconto e romanzo”: ce la presenti in poche parole?
Non sono un docente di scrittura creativa (se volete farvi rimborsare i soldi spesi per questa lezione forse fate ancora in tempo), ma una persona che scrive e che, per vivere, lavora come editor. Porterò quindi la mia esperienza personale da una parte e dall’altra della barricata per capire come muoversi, a grandi linee, nella stesura di un testo, e come presentarlo – o non presentarlo – a un editore.

Per finire, un consiglio per gli aspiranti.
Tenete duro, ascoltate i consigli degli altri, non credetevi degli intoccabili: nessuno lo è.

Ricapitolando.
Appuntamento martedì 9 novembre, ore 19,30 con Davide Musso e Racconto e romanzo.
Chi fosse interessanto a questa lezione singola scriva a incipit.mavi@gmail.com





Incipit: “Alborán” di Emiliano Poddi

15 10 2010

L’incipit di questa settimana è tratto dal secondo romanzo di Emiliano Poddi, Alborán, uscito nel 2010 per Instar Libri.

Quando cambiava l’acqua agli scalari il nonno non si prendeva il fastidio di immergerli in una vasca più piccola, ma li lasciava a dimenarsi su un tavolo di plastica. Svuotare e riempire l’acquario richiedeva un minuto buono, e per tutto il tempo gli scalari continuavano a dibattersi sulla plastica con quel loro rumore bagnato contro asciutto. Sembravano posseduti dal demonio, ma il nonno aveva un’aria così serafica che io non sentivo pena per i pesci, né mi fece effetto quando spiegai alla maestra questo metodo di pulizie e lei disse che era crudele e inumano. Forse perché il nonno, che era stato in Giappone, mi aveva raccontato che laggiù, se ordini il sushi al ristorante, il cuoco prende un pesce da un grande acquario, ne incide dal fianco un brano di carne bianchissima e lo ributta in acqua ancora vivo; quello, così mutilato, torna a nuotare lasciandosi dietro striature di un rosso cupo. Al confronto la breve apnea cui il nonno sottoponeva i pesci non mi sembrava una crudeltà, semmai un allenamento. E poi ero convinto che sapessero che lui non voleva fargli del male, ma soltanto cambiare l’acqua, forse si ricordavano dell’ultima volta che era successo.

Doveva essere sicuramente così, perché una mattina che il nonno pulì l’acquario e dentro c’era uno scalare nuovo al posto di un altro morto da poco – lo avevamo trovato che galleggiava gonfio, riverso, il ventre bianco a pelo d’acqua –, notai che non appena rimase all’asciutto questo scalare nuovo si scalmanò molto più degli altri, ormai abituati all’escursione sulla plastica; ed era tale la frenesia con cui si dimenava che finì per oltrepassare il bordo del tavolo e volò per terra, dove non smise di agitarsi finché le dita del nonno – pollice e indice – non lo afferrarono con quell’esattezza che era soltanto sua e che lo scalare avvertì subito, nel contatto tra pelle e squame. So che si accorse della precisione delle sue mani, lo capii da come riprese a nuotare una volta che il nonno lo rituffò nell’acqua cristallina. Non guizzava da una parte all’altra urtando le pareti di vetro, non scartava ipotetici predatori con finte e cambi di direzione improvvisi, spostamenti che increspano l’acqua e mandano le bolle in superficie, non muoveva le pupille come fanno i pesci se si sentono minacciati.

Mi sembra ancora di vederlo, lo scalare nuovo, come quando avevo cinque anni: lo vedo che si stacca dall’angolo dell’acquario, lento, determinato a tagliare la diagonale con la sua sagoma piatta come quella di una lama a disco; il disco non è perfettamente rotondo, è appuntito davanti, dove c’è la bocca; negli intervalli del respiro vi luccicano dentini irregolari, che sembrano schegge scalfite da un unico, grande dente; il labbro inferiore sporge in avanti come se fosse ansioso di spartire le acque per primo, e dà allo scalare un’aria eternamente corrucciata, da signora invitata all’ennesimo party che la sfinirà di noia; le bande nere e bianche della livrea le vedo sbiadire, perché per un attimo lo sguardo è disturbato da venature d’acqua, piccole correnti suscitate dal nuoto stesso del pesce,ma poi il disegno torna preciso una volta passate le turbolenze, scivolate via sulle pareti lisce del disco; la pinna dorsale e quella anale, esili e lunghissime, attaccate al pesce da un niente, sembrano alghe cresciute lì per caso, a dismisura, imitando le linee del corpo come se avessero voluto ricalcarle, ma quando queste all’improvviso curvano verso la coda, loro continuano dritte, si allungano nel vuoto d’acqua. Negli esemplari adulti, appena sopra il muso, la zebratura della livrea sfuma in un colore caldo, un giallo di sole che tramonta. Non tutti gli scalari, con lo scorrere del tempo, mutano il colore del dorso. Su quello del nuovo arrivato erano già cresciute minuscole macchie, come efelidi dorate. Mi piaceva vederle scintillare mentre il pesce si dibatteva disperato sul tavolo di plastica.

Non gli succede niente, pensavo. Finché il suo dorso brilla così tanto, finché fa quel rumore di cosa viva sulla plastica non può succedergli niente di male.





Intervista a Emiliano Poddi

11 10 2010

Martedì 12 ottobre parte la terza edizione di Incipit. A inagurarla ci sarà Emiliano Poddi, scrittore e docente di scrittura creativa che ci parlerà dell’uso del tempo in narrativa: flash back, presente e futuribile.

Iniziamo con una domanda “facile facile”… perché scrivi?
In effetti è facile. Scrivo perché mi è necessario, perché mi piace e perché mentre lo faccio mi sento bene.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Scrivo di mattina, sul pc, in una mansarda arancione. Ma immagino che tutto cominci molto prima, quando mi segno un appunto sul taccuino. E forse non basta, perché bisognerebbe risalire al momento esatto in cui un’idea prende forma nella mia testa e io ancora non lo so.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
L’ispirazione è appunto il momento in cui prendo il taccuino, oppure può essere quell’altro, quando qualcosa mi colpisce senza che io me ne renda conto. Credo ci sia un’ispirazione “centrale” che va aspettata, mentre altre piccole ispirazioni nascono lavorandoci su.

Chi è il tuo lettore ideale? E pensi che serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Ho due lettori ideali: il mio migliore amico e la mia fidanzata. Troppo benevoli, si potrebbe pensare. Invece non è così, ma neanche un po’. Chiedete a Camilleri cosa ne pensa di sua moglie come lettrice.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Primo Levi, Sandro Veronesi, Don DeLillo, Philip Roth, Tobias Wolff, Wislawa Szymborska, Alice Munro, Ismail Kadaré, Clint Eastwood, i Cohen, Edward Hopper, Frank Gehry, Bruce Springsteen, Platone, Plutarco, Petronio Arbitro e tanti altri.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anche io voglio scrivere così”? Quello “posso fare meglio di così”?
“Vorrei scrivere così” lo penso ogni volta che un libro mi piace davvero. Per esempio avrei voluto essere io l’autore di questa frase, che descrive un vecchio mafioso italo americano seduto su una sdraio nel suo patio: “Era fragile e maculato, con lo sguardo teso e furtivo di un ritratto ducale”.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo affronti?
L’inizio. Non proprio l’incipit, perché quello ce l’ho già in testa quando mi metto davanti al pc. Parlo piuttosto di ciò che viene subito dopo l’incipit. A volte mi dico: “Bell’incipit. E adesso?”. Lo affronto seguendo la filosofia di Amanda Sandrelli in Non ci resta che piangere. Bisogna “provare, provare, provare, provare…”

Come affronti le critiche?
Mi arrabbio. Poi mi calmo, cerco di capire se sono giuste o no. E se sono giuste mi arrabbio ancora di più (con me stesso).

La tua lezione per Incipit è intitolata “L’estatico del tempo: presente, flash back, futuribile”: ce la presenti in poche parole?
C’è uno scrittore che quando ci hanno presentati mi ha chiesto: “Tu scrivi al presente o al passato?” Mi ha stretto la mano solo dopo che gli ho giurato che preferisco il passato. Questo per dire quanto può essere importante per uno scrittore la scelta del tempo. Leggeremo una poesia in cui il tempo si divide in lunghissimi istanti pieni di pallottole fermate in volo (è una poesia composta molto prima di Matrix). Studieremo un racconto in cui un singolo attimo contiene tutta una vita. E un altro in cui il momento presente è troppo denso e perciò tracima nel futuro…

Per finire, un consiglio per gli aspiranti.
È stato detto che lo scrittore è uno che si chiude in una stanza semibuia per poi uscirne pallido e barcollante sei mesi dopo, una volta che ha finito il libro. Bisogna sapere che scrivere è molto difficile e richiede impegno, dedizione e amore per ciò che si ha da dire. Altrimenti non vale la pena.

Nota biografica
Emiliano Poddi, brindisino trapiantato a Torino, insegna scrittura creativa, collabora con varie compagnie teatrali e si occupa di radio come autore e regista. Ha pubblicato per Instar Libri Tre volte invano, candidato al Premio Strega e Alboràn.

In conclusione
Prima lezione martedì 12 ottobre ore 19,30 con Emiliano Poddi e la sua lezione sul tempo.





Ancora tre giorni, ancora dodici giorni

1 10 2010

Il conto alla rovescia è quasi iniziato: mancano dodici giorni all’inizio della terza edizione di Incipit.

La prima lezione del 12 ottobre verrà inaugurata da Emiliano Poddi, scrittore che per Instar Libri ha pubblicato i romanzi Tre Volte Invano, finalista al Premio Strega nel 2007, e Albòran, uscito quest’anno.
Poddi sarà il primo di dieci insegnanti, scrittori, editor, sceneggiatori, esperti di comunicazione che apriranno per voi la cassetta degli attrezzi di chi fa della scrittura una professione, e vi aiuteranno a trovare la chiave per dischiudere lo scrigno della vostra creatività.

Un calendario ricco, dieci lezioni di due ore ognuna a cadenza settimanale per compiere un percorso all’interno del mondo della scrittura: da ottobre a dicembre, ogni martedì sera dalle 19,30 alle 21,30.

E se vi sbrigate potete ancora approfittare della nostra promozione: iscrivetevi entro lunedì 3 ottobre per avere uno sconto sulla quota.

Cosa aspettate? Avete ancora tre giorni.
Scaricate il modulo d’iscrizione e inviatelo al nostro indirizzo mail.
Contattateci per ogni informazione desideriate.
Fate fiorire la vostra creatività.





Un mese a Incipit!

13 09 2010





Eccoci: Incipit ricomincia!

6 09 2010

Ormai ci siamo ragazzi!

Il 12 ottobre Incipit riparte con il suo corso di scrittura a più voci e senza spocchia, nella cornice di una delle librerie più attive di Torino, la Massena 28.
10 lezioni, ogni martedì, dalle 19,30 alle 21,30
, sia teoriche sia pratiche, aperte a tutti senza limiti di età.
L’abc della scrittura, raccontato a voi direttamente da scrittori, editor, editori, esperti del settore che vi parleranno di come usare la creatività, come scrivere un racconto, come creare tenendo ben presenti i trucchi del mestiere di scrittore.

Nella sezione I docenti, troverete le bio dei professori di questa edizione. Tra di loro: Marco Drago, Elena Varvello e Giorgio Vasta.
Nella sezione Programma lezioni, troverete il calendario con i titoli delle singole lezioni.
Nella sezione Info e contatti, trovate i modi per iscriversi, chiedere info e le modalità di pagamento.

Ricordate che potete anche partecipare alle singole lezioni a soli 35 euro. Basta prenotarsi via mail un paio di settimane prima.

Il corso comincia il 12 ottobre, le iscrizioni sono aperte fino al 10 ottobre e il corso costa 320 euro.
Chi si iscrive entro il 03 ottobre usufruisce di uno sconto rapidità: 10 lezioni a soli 300 euro!

Che aspettate? Scrivete a incipit.mavi@gmail.com per iscrivervi o chiedere info.








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