Remo Bassini è uno scrittore vercellese di origini toscane. E’ il direttore del giornale La Sesia e ha scritto diversi libri per Mursia, Fernandel, Newton-Compton, per cui uscirà presto “Bastardo posto”.
E’ un autore molto presente in rete: il suo blog Altri appunti è una fonte di spunto per riflessioni su scrittura e vita.
La sua lezione del 1° dicembre si intitola “Porta chiusa e porta aperta: fare l’editor di se stessi, affrontare le critiche e l’autocritica”.
Iniziamo con una domanda facile facile… perché scrivi?
E’ come respirare per me: è la mia vita.
Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Mi sono abituato a scrivere di notte, fino all’alba, ma mi sono abituato anche, per fare questo, a dormire poco; e comunque: scrivo e correggo di notte, ma ho sempre dietro il bloc notes. Per idee, correzioni, riflessioni.
Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
Scrivere aiuta, vivere aiuta ancora di più. Andare in giro, tra la gente, nei posti di lavoro, negli ospedali, ai giardini pubblici o sul bus ma con gli occhi dello scrittore, che sanno andare oltre, che devono andare oltre. Vivere e e scrivere, scrivere e poi ancora vivere. Frequentare salotti, vedere tanta tv, rincoglionirsi sulla rete (e lo dico anche a me, questo) serve a un tubo, anzi, son cose che inaridiscono.
Chi è il tuo lettore ideale? E pensi serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Il mio lettore ideale sono… due lettori. Il primo ha fatto la terza media, o forse addirittura solo la quinta elementare, il secondo, invece, ha due lauree, legge tanto. Se scrivo con semplicità cose profonde io posso arrivare a entrambi.
Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Amos Oz, Raymond Chandler, Jean-Claude Izzo, Pratolini, Sciascia, Pirandello, Remarque, Steinbeck e altri cento.
Son tante e tante le scritture da cui s’impara e si può imparare, leggendo lentamente o ricopiando (gran bell’esercizio): Calvino, la Bjath, Richard Yates, Philip Roth, Scott Fitzgerald.
Sergej Aleksandrovič Esenin però diceva di essere diventato il più grande poeta russo grazie a sua nonna, analfabeta, che gli aveva raccontato le storie della mitologia.
Mio padre e mia madre, contadini, mi hanno raccontato le storie dei cantastorie toscani e le storie tramandate, davanti al camino. Ci ho appena scritto un libro, su questo e, a questo, mi sento profondamente legato. Al ricordo, insomma, e al ricordo dei vecchi racconti.
Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anch’io voglio scrivere così”? E quello “posso fare meglio di così”?
“L’inverno del nostro scontento”, di Steinbeck, è il libro che mi ha fatto pensare, Vorrei scrivere anche io così.
Il “posso fare meglio di così” invece è un pensiero ricorrente e dannato: riguarda i miei libri. Non mi soddisfano mai, così ricomincio con un altro.
Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo superi?
Dipende, ogni libro ha una sua vita. Un mio libro (“Dicono di Clelia”) m’ha fatto ammattire nel finale, quello che deve uscire nel 2010 (“Bastardo posto”) nella riscrittura.
Come affronti le critiche?
Mi è successo, a volte, di fare i complimenti a chi ha scritto, motivando, che un mio libro non gli era piaciuto. Non può piacere tutto. Poi ci son critiche e critiche: quelle dei rancorosi e degli invidiosi solitamente sono un buon segno: arrivano solo quando un libro ha funzionato.
La tua lezione per Incipit riguarda della struttura della narrazione: ce la presenti in poche parole?
Improvviserò. Dipende da chi ci sarà, dall’ambiente. Vedi, quando presento un mio libro dico sempre cose diverse. Voglio lasciarmi andare alla “percezione del momento”.
Per finire, un consiglio agli aspiranti.
Ascoltate tutti per poi ascoltare solo voi stessi.