Ancora due giorni per lo sconto!

7 02 2010

Inizia a scrivere.

Incipit ricomincia il 23 febbraio! E fino a quel giorno avete tempo per iscrivervi all’unico corso di scrittura a più voci democratico, libero e competente.

Ma se volete lo sconto, affrettatevi: entro il 10 febbraio avrete Incipit a 300 euro invece di 320.

Gli insegnanti della seconda edizione sono: Matteo B. Bianchi, Camilla Corsellini, Marco Drago, Gian Luca Favetto, Luca Indemini, Marco Lazzarotto, Marco Peano, Giorgio Vasta, Elena Varvello e Guido Barosio. Il calendario completo lo trovate qui.
Il corso dura 12 lezioni a cadenza settimanale, dalle 19,30 alle 21,30 presso la Libreria Massena28 (Via Massena 28, www.massena28.com) di Torino.

Per informazioni e preiscrizioni scrivere a incipit.mavi@gmail.com, oppure telefonare allo 0115681564 o al 3385816449. www.incipitcorsi.wordpress.com per news e dettagli.





Addio Salinger

29 01 2010

E’ morto ieri, 28 gennaio, all’età di 91 anni, J.D. Salinger, l’autore de Il giovane Holden. Riservatissimo, in questi anni non ha praticamente rilasciato interviste: l’ultima risale al 1974 sul New York Times dove dichiarò: “Non pubblicare mi dà una meravigliosa tranquillità… Mi piace scrivere. Amo scrivere. Ma scrivo solo per me stesso e per mio piacere.

Il suo romanzo più famoso, uscito nel 1951, narra le vicende di Holden Caufield, ragazzo ribelle e inquieto, carico di dubbi e voglia di vivere e che si appresta a diventare uomo.

Tra i suoi scritti, pochi per la verità, ricordiamo Alzate l’architrave carpentieri, I nove racconti e Franny e Zooey. Il suo ultimo lavoro è un racconto datato 1965, apparso sul New Yorker.

Sposato con Claire Douglas, che lo lasciò nel ‘66, era padre di due figlie e aveva partecipato allo sbarco in Normandia durante la Seconda Guerra Mondiale. Seguace del buddismo e appassionato di yoga, si risposò nel 1988 e condusse sempre una vita ritirata, quasi monacale, a Cornish.





Intervista a Stefano Delprete

22 01 2010

Martedì 26 gennaio, ultima lezione della prima edizione di Incipit in compagnia di Stefano Delprete di Instar Libri.

Iniziamo con una domanda facile facile… come sei diventato editor?
Quello dell’editor è uno dei molti lavori che ho fatto nel mondo editoriale. Diciamo che la domanda sarebbe da ribaltare in questo modo: quando hai capito di voler lavorare nell’editoria? La risposta allora sarebbe: prestissimo, da quando mi sono accorto che nella vita mi sarebbe toccato lavorare.

Parliamo del tuo metodo: lavori in tandem con l’autore o preferisci fare degli interventi più “decisi”?
Per me è fondamentale un confronto diretto con l’autore, altrimenti l’editing è inutile e diventa un semplice lavoro di “correzione”. Il lavoro sul testo serve soprattutto all’autore, serve per formare e rafforzare la sua scrittura, serve per il futuro oltre che per il testo in questione. Per  questo motivo è imprescindibile il rapporto umano.

Cosa pensi faccia funzionare un testo?
Non c’è una regola, non esiste una formula matematica per cui un testo funziona o non sta in piedi. Ci sono troppe variabili che intervengono, diciamo che più un autore conosce e gestisce con consapevolezza la variabili del suo romanzo, più il testo ha buone possibilità di funzionare.

In base a quali criteri pensi che un libro sia degno di pubblicazione?
Ci sono molte valutazioni da fare, e non bisogna dimenticare quelle prettamente commerciali. Le case editrici sono aziende che attraverso la cultura devono mantenersi perché questo vuol dire poter continuare con il proprio lavoro di ricerca, la propria autonomia, la propria personalità. Prima di tutto, però, per essere degno di pubblicazione, un testo deve avere qualcosa di unico, deve essere uno sguardo che dà al lettore anche un solo strumento in più per affrontare quello che lo circonda. Basta che sappia dare un nome nuovo a una semplice sfumatura di un colore e che lo faccia per sempre e quel testo è degno di pubblicazione.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Per citare Eco, sarebbe una vertigine della lista… Faccio tre nomi soltanto, tre autori italiani che secondo me sono i pilastri della letteratura del Novecento: Fenoglio, Landolfi, Gadda.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “avrei voluto editarlo io”? E quello “se ci avessi lavorato io, non ne rimaneva nemmeno una virgola”?
Più che libri da editare, avrei voluto avere autori con cui confrontarmi e con cui parlare del loro lavoro di scrittori o editori: incontrare Pasolini, parlare di scrittura con Arpino, scambiarsi opinioni con Vittorio Sereni e Niccolò Gallo. Ecco, questo è il mondo dei sogni. Per quanto riguarda i contemporanei, mi piacerebbe poter lavorare con due autori molto diversi tra loro come Piersandro Pallavicini e Mauro Covacich.
Più che libri da rifare, mi piacerebbe ogni tanto mettere mano a certe alette di copertina, ad alcuni proclami che spesso fanno più male che bene agli autori esordienti…

Quali sono gli errori più ricorrenti in un testo?
La scelta della strada facile, del clichè, del luogo comune. Tutto nasce spesso dalla fretta di voler dire, dall’esigenza espressiva che va a scapito delle esigenze della lingua. Si dimentica spesso che la scrittura è pazienza.

Le scelte dell’editor sono oro colato oppure si può sbagliare?
L’editor sbaglia come e più dell’autore. Semplicemente è uno sguardo altro su un testo. Uno sguardo professionale, attento a certi particolari piuttosto che ad altri, ma uno sguardo assolutamente fallibile per fortuna. La letteratura non è perfezione.

La tua lezione per Incipit riguarda il sistema dell’editoria: ce la presenti in poche parole?
Come dicevo prima, lavoro da anni nel mondo editoriale e ho coperto un po’ tutti i ruoli. Molto spesso chi scrive non sa cosa succede a un libro prima di nascere e cosa poi gli succede subito dopo, non conosce le dinamiche  e i tempi che regolano pubblicazioni e gran rifiuti… Ecco, vorrei spiegare a chi scrive con chi e come, in caso di pubblicazione, dovrà avere a che fare…

Per finire, un consiglio agli aspiranti.
Voglio fare l’elogio della “prima stesura”: liberare la penna da ogni dubbio e lasciarla andare, divertendosi sempre un po’. Per rileggere c’è tempo, così per correggere e per capire cosa si è scritto. Nessun testo può o deve nascere perfetto.

Nota biografica

Stefano Delprete è nato a Cuneo nel 1974. Da undici anni lavora nel mondo dell’editoria. Abita a Torino dove lavora come editor per Instar libri e Blu Edizioni. In passato è stato editor per Alet e per Gribaudo.

Promemoria in conclusione

La lezione di Stefano Delprete “Il sistema dell’editoria: come proporsi e cosa proporre a un editore; le case editrici, le agenzie letterarie, i concorsi” si terrà martedì 26 gennaio.





Intervista a Guido Barosio

18 01 2010

Domani avremo come docente il giornalista torinese Guido Barosio, che affronterà il tema “Veni vidi: la narrativa di viaggio”.

Iniziamo con una domanda facile facile… perché scrivi?
Scrivo per rispondere a una forte esigenza personale, lo faccio ogni giorno per mestiere ma questo non cambia l’approccio. Scrivere ti porta ad un livello di comunicazione diversa con gli altri, ti permette di filtrare meglio emozioni e concetti, allarga il campo degli interlocutori e fissa le parole nel tempo. Con gli anni la scrittura diventa un rito indispensabile e quotidiano.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Per scrivere ho bisogno del silenzio dei miei spazi, non voglio gente intorno e preferisco usare sempre la medesima postazione: il mio tavolo, la mia sedia, la finestra di fronte che illumina la stanza. Scrivo ogni giorno, quando serve e quando sento l’ispirazione. Pur non essendo un fumatore accanito le sigarette sono indispensabili per aiutarmi nella concentrazione… difficile farne a meno, anche se spesso si consumano da sole mentre batto i tasti sul portatile.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
Entrambe le cose. A volte l’ispirazione arriva ma non hai il tempo per scrivere, così fissi qualche appunto, qualche frase, in un taccuino che poi viene riaperto al momento giusto. Però, essendo giornalista, ho imparato a fare i conti con i ritmi della professione. Quindi avverto raramente l’ansia per la ‘pagina bianca’ e sono in grado di raccogliere spunti e idee anche a freddo.

Chi è il tuo lettore ideale? E pensi serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Non esiste un lettore ideale a priori, il miglior lettore possibile è quello che riesci a raggiungere innescando sintonie, curiosità, piacere reciproco nella comunicazione scritta e letta. Far leggere il proprio lavoro in anteprima a qualcuno di fidato? Certo, è sempre la cosa migliore. Ma la fiducia deve essere davvero molto ben riposta…

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Inevitabilmente amo i grandi scrittori di viaggio: Ryszard Kapuscinski e Bruce Chatwin su tutti, poi Theodore Monod, Ella Maillart e Antonio Barzini, il più grande reporter italiano dopo Marco Polo. Ma il mio libro preferito in assoluto resta ‘Il signore degli anelli’ di Tolkien, che però, in fondo, è anche uno straordinario libro di viaggio.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anch’io voglio scrivere così”? E quello “posso fare meglio di così”?
La frase ‘anch’io voglio scrivere così’ non penso di averla mai pensata. Mi sono sempre piaciuti autori anche molto diversi tra loro, e ognuno mi ha insegnato qualcosa. Ma non ho mai sognato di essere il clone di un grande scrittore. Forse la mia prima folgorazione fu per ‘I fiumi scendevano a oriente’ di Leonard Clark; avevo tredici anni e la passione per lo scrivere di viaggi arrivò in quel preciso momento. Oggi amo moltissimo lo stile di Paolo Rumiz, trovo che non tradisca mai le aspettative. Purtroppo ‘posso fare meglio di così’ mi capita di pensarlo sovente; da lettore accanito mi cruccio per le belle idee sprecate da una tecnica e da una narrazione insicura, banale o prolissa. Gli esempi? Sarebbero troppi.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo superi?

“Non esiste un momento difficile in assoluto, esistono dei ‘blocchi’, dei ‘vuoti’, dei momenti dove il fluire della narrazione si interrompe, o incontra un ingorgo. Per superarlo occorre ‘staccare’ un momento, tirare il fiato, lasciare che le idee si rimettano in ordine e tornino ad essere scrittura…

Come affronti le critiche?
Le critiche vanno sempre valutate con attenzione. Occorre distinguere tra quelle pretestuose e quelle realmente costruttive. In assoluto non bisogna temerle, gli elogi generici e scontati sono nemici peggiori…

La tua lezione per Incipit riguarda la narrativa di viaggio: ce la presenti in poche parole?
Affrontare un tema come la narrativa di viaggio meriterebbe in realtà lunghi interventi ed un approfondimento che non si può facilmente sintetizzare in una sola lezione. Cercherò di fornire alcuni elementi e qualche tecnica per tradurre le emozioni e le immagini (che nella narrativa di viaggio sono fondamentali) in parola scritta. In particolare mi concentrerò sull’ordine degli elementi narrativi, un aspetto indispensabile per dare al testo il giusto ritmo.

Per finire, un consiglio agli aspiranti.
“Lo scrivere deve innanzitutto rispondere ad un’esigenza interiore, si tratta fondamentalmente di un piacere che parte da noi stessi e che vogliamo estendere agli altri, la risposta ad un bisogno che va alimentato con la tecnica e l’esperienza. Il mio consiglio? Scrivete ma non fatelo solo per voi stessi, cercate sempre lettori, senza un riscontro concreto resterete solo a metà del cammino.

Nota biografica

Guido Barosio è nato nel 1958 a Torino. E’ giornalista, fotografo, scrittore. Direttore Responsabile del quotidiano on line LaPresse News e dei periodici Milano Magazine e Torino Magazine, è specializzato in narrativa e reportage di viaggio. Ha pubblicato Marocco (White Star/National Geographic), Europa Flying High (White Star) ed è tra gli autori di Cento isole da vedere nella vita (Rizzoli).

Promemoria in conclusione

La lezione di Guido Barosio “Veni vidi: la narrativa di viaggio” si terrà martedì 19 gennaio.





Incipit: “L’Europa vista dal cielo” di Guido Barosio

15 01 2010

Questa settimana l’incipit è tratto non da un romanzo ma da un reportage fotografico di viaggio: la specialità del giornalista Guido Barosio, che martedì 19 gennaio ci parlerà di narrativa di viaggio.

La prua del Mondo, il cuore della storia: l’Europa ha un tale peso specifico dal punto di vista culturale, filosofico, religioso, militare, artistico, economico, politico da rendere apparentemente secondario il suo aspetto fisico. Ed è un errore. Perché proprio nella sua forma, come nella sua posizione, va cercata la spiegazione di un risultato storico unico, suggestivamente irripetibile.
Osservandola dall’alto, o cercandone i confini sul planisfero, rappresenta qualcosa di meno rispetto ad un continente: la sua superficie è un terzo dell’Africa, la metà di ciascuna delle due Americhe, un quarto dell’Asia, anzi proprio dell’Asia appare un’appendice, una grande penisola che si restringe, frastagliatissima, verso l’Atlantico.
Ciò che l’ha resa grande – territorio ideale per lo sviluppo del genere umano – si scopre indagando quella sua formidabile varietà di elementi geografici e climatici allo stesso tempo armonici e contrastanti; condizioni difficili senza essere improbe, adeguatamente stimolanti ed attrattive per le popolazioni che, nei secoli, vi approdarono.
L’uomo ‘non nacque’ in Europa, Lucy fu africana e le tribù primitive giunsero sulle rive del Mediterraneo da altrove, ma nelle sue terre la civiltà prese un ritmo irresistibile che ne condizionò ogni vicenda. Il merito, dicevamo, fu ambientale: due grandi mari interni ricchi di isole ed approdi, il Baltico e il Mediterraneo, trentottomila chilometri di coste, catene montuose imponenti però mai invalicabili, venti propizi, fiumi che costituirono rotte d’acqua ideali per la navigazione, un clima mitigato dalla corrente del Golfo, oscillazioni climatiche sopportabili, piogge e spiagge, animali e ripari.
Un mondo ricco di opportunità e fertile, segnato dalle stagioni e prodigo di sfide misurabili con l’impegno e con l’audacia: un mondo per uomini curiosi e intraprendenti. Un luogo psicologicamente perfetto dove mettersi alla prova, una terra che si lascia solo per cercare avventure lanciandosi dalle sue coste.
Un ‘continente ombelico’ e un confine ideale: le colonne d’Ercole, oltre le quale spingersi giusto per creare un ‘clone ideale’ della medesima Europa: utopie, colonie, imperi, città dominate a distanza.





Aperte le iscrizioni per il nuovo Incipit

14 01 2010

Inizia a scrivere.

Iscriviti a Incipit, il corso di scrittura a più voci.
A poche settimane dalla chiusura della prima edizione, Incipit è già ai blocchi di partenza con una nuova edizione del corso di scrittura creativa.

Le caratteristiche peculiari restano sempre tre: arricchire la propria gamma di conoscenze in fatto di scrittura, aiutare a cominciare a scrivere, dare punti di vista differenti sulla narrazione con il contributo di scrittori, editor, editori, sceneggiatori, giornalisti, e molti altri.

Il corso, teorico e pratico, toccherà argomenti tecnici come l’editing, la stesura dei dialoghi, l’uso dei conflitti, la creazione dei personaggi, le ambientazioni e i background; altri più strategici, come la scelta di un editore; e si parlerà dei diversi campi di applicazione della scrittura oltre a quello classico del racconto e romanzo: quindi la scrittura alla radio, in televisione, su web, le sceneggiature.

Gli insegnanti: Matteo B. Bianchi, Camilla Corsellini, Marco Drago, Gian Luca Favetto, Luca Indemini, Marco Lazzarotto, Marco Peano, Giorgio Vasta, Elena Varvello.

Incipit è un corso di scrittura competente, libero e accogliente.
Le iscrizioni sono aperte a tutti senza limiti di età.
Il corso, della durata di 12 lezioni a cadenza settimanale, si terrà a partire dal 23 febbraio a Torino, presso la Libreria Massena28 (Via Massena 28, www.massena28.com).
Il tutto per 320 euro iva compresa. Entro il 10 febbraio potrete usufruire di uno sconto speciale: Incipit a soli 300 euro. Incipit offre anche una partner-ship con l’agenzia letteraria Ti-conzero: sconti sulle consulenze per i nostri corsisti.
Coordinano il progetto e la sua organizzazione Marianna Martino, titolare di Zandegù Editore, e Virginia Michetti, ideatrice del corso, giornalista e business writer.
Per informazioni e preiscrizioni scrivere a incipit.mavi@gmail.com, oppure telefonare allo 0115681564 o al 3385816449. www.incipitcorsi.wordpress.com per news e dettagli.





Poesia tratta da “Poesie d’amore per ragazze kamikaze” di Francesca Genti

11 01 2010

Questa settimana non un vero incipit ma una poesia tratta da Poesie d’amore per ragazze kamikaze edito da Purple Press nel 2009.


Al suono ipnotico della lavatrice

lavo le mie macchie
curo le ferite
trasformo il dolore in cicatrice.

Promemoria in conclusione

Francesca Genti ci parlerà del poetese e degli stereotipi linguistici nella lezione di martedì 12 gennaio 2010.





Intervista a Francesca Genti

8 01 2010

Buon anno a tutti! Dopo la pausa per le vacanze natalizie, rieccoci con la lezione di Francesca Genti, autrice di Poesie d’amore per ragazze kamikaze (Purple Press) che si terrà martedì 12 gennaio alle ore 19,30.

Iniziamo con una domanda facile facile… perché scrivi?
Non mi son mai posta la domanda in questi termini, scrivo e basta. Fin da piccola mi è venuto spontaneo usare come mezzo espressivo la scrittura, e fin da piccola ho scritto poesie.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Scrivo solitamente a casa, in cucina, ma mi è capitato di scrivere anche al bar o sulla metro. Preferibilmente di pomeriggio tardi (non sono molto mattiniera, anche se mi piacerebbe, ma proprio non ce la faccio). Sul pc, raramente a mano. Poi stampo su foglietti colorati, tipo origami e attacco le poesie in giro per la casa, fino a quando non saranno pubblicate.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?

Aspetto paziente che arrivi, non mi forzo mai a scrivere niente e prima di buttare le parole sul foglio le rumino per un bel po’, anche mesi, qualche volta anni.

Chi è il tuo lettore ideale? E pensi serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Quando scrivo spesso dedico mentalmente la poesia a una persona specifica, in carne e ossa, ma un lettore ideale non ce l’ho…
Appena finito di scrivere mando le mie poesie a una cerchia di amici fidati e spesso a mia madre, ma è più un rito che altro.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Condivido tutto quello che Jean Dubuffet dice riguardo l’espressione artistica. Amo molto il mondo di Yayoi Kusama che mi ispira, vorrei vivere dentro una sua istallazione!
Per la poesia Sandro Penna e Giorgio Caproni.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anch’io voglio scrivere così”? E quello “posso fare meglio di così”?
La scrittura di Bukowski da sempre mi galvanizza e mi fa venire voglia di scrivere, ma soprattutto la musica e l’arte visiva mi danno la spinta, aumentando la mia vitalità che si esprime nella scrittura.
Libri mediocri ce ne sono così tanti, però non mi fanno pensare “posso fare meglio di così”, perché li smetto subito, tutt’al più mi deprimono un po’, quindi non li finisco. Dei grandi non mi piace per niente Carver, non capisco la sua scrittura e dove voglia arrivare.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo superi?
Non ho particolari problemi con la stesura di un testo, ma mi capita di non scrivere anche per lunghi periodi (il massimo è stato due anni), ma non mi sono mai preoccupata più di tanto, faccio altro, per esempio lavori di arte visiva.

Come affronti le critiche?
Me la prendo moltissimo e difendo a spada tratta i miei testi.

La tua lezione per Incipit riguarda “il poetese e gli stereotipi linguistici da evitare”: ce la presenti in poche parole?
È una lezione sulle ingenuità che può scrivere chi si accosta alla scrittura poetica. Particolari costruzioni o parole che, nell’immaginario collettivo, “fanno poesia”, ma non voglio svelare troppo…

Per finire, un consiglio per gli aspiranti.
Tenete presente questo meraviglio distico di Sandro Penna:

Moralisti

Il mondo che vi pare di catene
tutto è tessuto di armonìe profonde.

Nota biografica

Francesca Genti è nata a Torino nel 1975 e ora vive e lavora a Milano. Si occupa di narrativa per bambini e adolescenti ed è redattrice, poetessa, performer.
Da sei anni coordina con la collega poetessa Anna Lamberti Bocconi la rassegna poetica (reading, presentazioni e letture aperte) I giovedì di Turro. Oltre alla poesia, realizza lavori di arte visiva e ha al suo attivo alcune mostre.
Lavora come paroliera: suo il testo della canzone Dark Room dei Baustelle.
Ha pubblicato molti racconti su antologie italiane e straniere e i libri Poesie d’amore per ragazze kamikaze (Purple Press), Il vero amore non ha le nocciole (Meridiano Zero), Il cuore delle stelle, aggiornatissimo catalogo dei maghi, (Coniglio Editore) e Bimba Urbana (Emilio Mazzoli Editore).

Promemoria in conclusione

Francesca Genti, Il poetese e gli stereotipi linguistici da evitare, martedì 12 gennaio 2010, ore 19,30.





Intervista a Camilla Corsellini

14 12 2009

Domani è il turno di Camilla Corsellini, bolognese, giornalista e scrittrice bolognese, autrice del saggio-fiction La banda della Uno bianca (Bevivino editore) che ci parlerà del noir, del giallo e del thriller.

Iniziamo con una domanda facile facile… perché scrivi?
Scrivo per fare i conti con quello che non c’è e per cercare di rallentare le cose: vanno troppo in fretta. Scrivo per fermare su carta dei dettagli che altrimenti andrebbero perduti. E forse anche per cercare un senso. Quello che si scopre è sorprendente.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Scrivo a qualsiasi ora su taccuini a righe, meglio quando sono in viaggio, molto bene in treno. Le idee per le storie arrivano dai racconti delle persone, ma anche dalla lettura dei giornali. Ho un archivio pieno di ritagli di storie strane, di  interviste e articoli scientifici, che poi trasformo in narrazione. Per cominciare a scrivere, parto da una frase poi penso a come finirà la storia e cerco di arrivare dal punto d’ingresso al punto d’uscita.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
L’ispirazione è il momento in cui incroci la storia e capisci che vuoi raccontarla. Alla base di ogni narrazione sta la necessità di raccontare. Tutto il resto è lavoro e fatica. Scrivere si impara scrivendo: è un allenamento, una disciplina.
Chi è il tuo lettore ideale? E pensi serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Ho una vera squadra di amici-lettori:  un’editrice, uno scrittore, un editor, mio marito, il mio migliore amico. Se la storia resiste a tutte queste letture diverse significa che funziona.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Mi piacciono scritture molto diverse, ma col comune denominatore dell’originalità e della forza espressiva. Tra gli autori stranieri preferisco gli americani: Flannery O’ Connor, Patricia Highsmith, William Faulkner, Kurt Vonnegut e Shirley Jackson. Tra gli italiani: Tullio Avoledo, Marcello Fois, Michele Mari e Franco Stelzer.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anch’io voglio scrivere così”? E quello “posso fare meglio di così”?
Estate 1989. Il libro era Racconti fantastici di Guy de Maupassant. Storie morbose, inquietanti che ti si incollavano addosso. Questo mi piacerebbe scrivere: parole che restano attaccate a chi le legge. Se un libro non mi piace invece smetto di leggerlo: la lettura per me è solo piacere.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo superi?
Momento peggiore: la pagina bianca. Mi immergo nel mio archivio, trovo un incipit e comincio a scrivere.

Come affronti le critiche?
Molto bene, le critiche sono utilissime. Sono il mio giudice più severo. Quello che possono dirmi gli altri è nulla al confronto della mia patologica autocritica.

La tua lezione per Incipit riguarda della struttura della narrazione: ce la presenti in poche parole?
La mia lezione sarà divisa in due parti: nella prima parlerò delle regole del romanzo noir che ha qualche obbligo in più rispetto alla narrazione tout court: dal mistero che dà il via alla storia alla costruzione di personaggi e di un contesto credibili fino alla soluzione finale; nella seconda correggerò i testi degli allievi, ai quali ho dato il compito di scrivere un racconto noir di una cartella a partire da un incipit misterioso.

Per finire, un consiglio per gli aspiranti.
Non vi chiudete nelle vostre certezze. Non dite mai di una cosa che avete scritto: questo è il mio modo di scrivere. Per avere un modo di scrivere bisogna lavorare anni e,  anche allora, il consiglio di chi vi legge è fondamentale. Siate semplici. Siate disposti a cancellare tutto e ricominciare da capo. Lo so, sembra difficile, ma la scrittura è questo: un lavoro bellissimo e faticoso.

Nota biografica

Camilla Corsellini è nata a Bologna nel 1973. E’ autrice teatrale, scrittrice, giornalista e coordinatrice di eventi letterari e culturali. Vive a Milano e ha pubblicato il romanzo docu-fiction La banda della Uno bianca (Bevivino Editore), selezionato per il Premio Azzeccagarbugli 2005.

Promemoria in conclusione

Camilla Corsellini, La narrativa di genere: noir, giallo, thriller, 15 dicembre ore 19,30





Intervista a Remo Bassini

1 12 2009

Remo Bassini è uno scrittore vercellese di origini toscane. E’ il direttore del giornale La Sesia e ha scritto diversi libri per Mursia, Fernandel, Newton-Compton, per cui uscirà presto “Bastardo posto”.
E’ un autore molto presente in rete: il suo blog Altri appunti è una fonte di spunto per riflessioni su scrittura e vita.
La sua lezione del 1° dicembre si intitola “Porta chiusa e porta aperta: fare l’editor di se stessi, affrontare le critiche e l’autocritica”.

Iniziamo con una domanda facile facile… perché scrivi?
E’ come respirare per me: è la mia vita.

Parliamo del tuo metodo: dove, come, quando scrivi?
Mi sono abituato a scrivere di notte, fino all’alba, ma mi sono abituato anche, per fare questo, a dormire poco; e comunque: scrivo e correggo di notte, ma ho sempre dietro il bloc notes. Per idee, correzioni, riflessioni.

Cosa pensi dell’ispirazione? Aspetti che arrivi lei per scrivere, o pensi che si faccia viva a forza di lavorare?
Scrivere aiuta, vivere aiuta ancora di più. Andare in giro, tra la gente, nei posti di lavoro, negli ospedali, ai giardini pubblici o sul bus ma con gli occhi dello scrittore, che sanno andare oltre, che devono andare oltre. Vivere e e scrivere, scrivere e poi ancora vivere. Frequentare salotti, vedere tanta tv, rincoglionirsi sulla rete (e lo dico anche a me, questo) serve a un tubo, anzi, son cose che inaridiscono.

Chi è il tuo lettore ideale? E pensi serva qualcuno di fidato a cui far leggere il lavoro in anteprima?
Il mio lettore ideale sono… due lettori. Il primo ha fatto la terza media, o forse addirittura solo la quinta elementare, il secondo, invece, ha due lauree, legge tanto. Se scrivo con semplicità cose profonde io posso arrivare a entrambi.

Quali sono i tuoi autori e artisti di riferimento?
Amos Oz, Raymond Chandler, Jean-Claude Izzo, Pratolini, Sciascia, Pirandello, Remarque, Steinbeck e altri cento.
Son tante e tante le scritture da cui s’impara e si può imparare, leggendo lentamente o ricopiando (gran bell’esercizio): Calvino, la Bjath, Richard Yates, Philip Roth, Scott Fitzgerald.
Sergej Aleksandrovič Esenin però diceva di essere diventato il più grande poeta russo grazie a sua nonna, analfabeta, che gli aveva raccontato le storie della mitologia.
Mio padre e mia madre, contadini, mi hanno raccontato le storie dei cantastorie toscani e le storie tramandate, davanti al camino. Ci ho appena scritto un libro, su questo e, a questo, mi sento profondamente legato. Al ricordo, insomma, e al ricordo dei vecchi racconti.

Qual è stato il libro che ti ha fatto pensare “anch’io voglio scrivere così”? E quello “posso fare meglio di così”?
“L’inverno del nostro scontento”, di Steinbeck, è il libro che mi ha fatto pensare, Vorrei scrivere anche io così.
Il “posso fare meglio di così” invece è un pensiero ricorrente e dannato: riguarda i miei libri. Non mi soddisfano mai, così ricomincio con un altro.

Qual è il peggiore momento nella stesura di un testo? E come lo superi?
Dipende, ogni libro ha una sua vita. Un mio libro (“Dicono di Clelia”) m’ha fatto ammattire nel finale, quello che deve uscire nel 2010 (“Bastardo posto”) nella riscrittura.

Come affronti le critiche?
Mi è successo, a volte, di fare i complimenti a chi ha scritto, motivando, che un mio libro non gli era piaciuto. Non può piacere tutto. Poi ci son critiche e critiche: quelle dei rancorosi e degli invidiosi solitamente sono un buon segno: arrivano solo quando un libro ha funzionato.

La tua lezione per Incipit riguarda della struttura della narrazione: ce la presenti in poche parole?
Improvviserò. Dipende da chi ci sarà, dall’ambiente. Vedi, quando presento un mio libro dico sempre cose diverse. Voglio lasciarmi andare alla “percezione del momento”.

Per finire, un consiglio agli aspiranti.
Ascoltate tutti per poi ascoltare solo voi stessi.